29 apr 2022

"Ditemi chi di voi ha il ciclo?" Punita direttrice del market

I rimproveri per un assorbente lasciato in bagno, la Conad: parole inaccettabili. E l’azienda decide di ritirare l’abbinamento tra il marchio e il punto vendita

Una manifestazione per l’eliminazione dell’Iva dagli assorbenti
Una manifestazione per l’eliminazione dell’Iva dagli assorbenti
Una manifestazione per l’eliminazione dell’Iva dagli assorbenti

Un assorbente dimenticato fuori dal cestino nel bagno riservato alle dipendenti ha scatenato un terremoto in un supermercato di Pescara. È successo una settimana fa: protagonista la direttrice del punto vendita a marchio Conad (che venuta a conoscenza dell’episodio ha prontamente ritirato il suo marchio dal negozio). Il fatto scatenante è il ritrovamento di un assorbente usato, e da lì è partita una vera e propria – e assurda – caccia alla colpevole. In cerca di una confessione, la direttrice ha inviato infatti un messaggio vocale nel gruppo WhatsApp condiviso con tutti i capireparto del supermercato, per richiedere espressamente "nome e cognome di chi oggi ha il ciclo mestruale". Un linguaggio forte, proseguto con una minaccia di "calare le mutande" a tutte le dipendenti di turno quel giorno. Al messaggio segue quello di risposta di un caporeparto, che riporta prontamente l’elenco delle 12 lavoratrici in servizio e invita la responsabile della dimenticanza a farsi avanti. In caso il nome non venga fuori, sottolineava la direttrice, sono "assicurate lettere di contestazione" e "difficoltà a rinnovare i contratti a termine" per tutte.

Dopo un ventennio costellato di discussioni con l’obiettivo di porre fine al tabù delle mestruazioni dunque, dopo le battaglie contro la tampon tax che considera gli assorbenti beni di lusso, dopo anni in cui si è cercato di normalizzare l’argomento, alle dipendenti è parso assurdo che la loro dignità fosse minacciata pubblicamente per una dimenticanza del genere. Dopo la denuncia dell’accaduto, ad intervenire per prima in loro sostegno è stata la Filcams-Cgil, sindacato del commercio, che ha sottoposto il vocale inviato dalla direttrice all’attenzione del direttivo del gruppo Conad.

Dopo averlo ascoltato, i vertici della catena hanno avviato un’indagine interna che ha portato all’esclusione della direttrice 50enne dal sistema cooperativo. Il rapporto tra la casa madre e quel supermercato è difatti regolato da un contratto, spiegano fonti vicine alla cooperativa, ma né la proprietaria né i lavoratori sono formalmente dipendenti di Conad, dunque l’unica soluzione che il gruppo può prendere, e ha preso, è quella di troncare l’abbinamento tra punto vendita e marchio.

"L’azienda non può accettare un comportamento come quello che, purtroppo, è stato accertato nei confronti delle collaboratrici del punto vendita di Via del Circuito a Pescara", sono le parole di Antonio Di Ferdinando, ad della Cooperativa Conad Adriatico, che ha spiegato come il termine alla collaborazione con la direttrice sia stato posto "nel rispetto della filosofia aziendale e dunque del dipendente, sia sul piano normativo e professionale che su quello umano e valoriale".

Canta vittoria la Filcams-Cgil, considerando questa decisione una vittoria per i diritti dei lavoratori e delle donne, e un esempio del fatto che "non bisogna mai abbassare la testa davanti al muro di omertà che spesso si crea nei posti di lavoro, perché si può abbattere".

Paola Fronteddu

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?