Auto schiacciata su A14 (Ansa)
Auto schiacciata su A14 (Ansa)

Milano, 10 marzo 2017 - L'Italia ci crolla addosso. Il ponte sull'Autostrada A14, tra il casello di Loreto e quello di Ancona Sud, ha ceduto ieri alla 13.35 (FOTO). Nell'incidente sono morti Emidio Diomede, 60 anni e Antonella Viviani, 54 anni, due coniugi che vivevano a Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno. Feriti anche tre operai che lavoravano sopra il ponte. Di seguito l'intervista di Luca Zorloni a Marco Ponti, professore ordinario di Economia e pianificazione dei trasporti al Politecnico di Milano ed esperto del settore.

Professore, qual è la situazione delle strade in Italia dal punto di vista della loro manutenzione?
«La manutenzione della viabilità ordinaria è obbiettivamente pessima, perché gli enti che se ne fanno carico sono molto frammentati e hanno scarsità di fondi. Il crollo di un ponte sulla A14 vicino ad Ancona sembra un evento più grave perché è avvenuto sull’autostrada a pedaggio. Più di così al momento non posso dire, forse l’indagine dirà che la lesione non si poteva scoprire e che si tratta di un evento eccezionale non riscontrato in letteratura. Bisogna però dire un’altra cosa: negli incidenti le uniche analisi che si possono fare sono statistiche e statisticamente i crolli e morti per crolli sulle strade sono davvero molto pochi. In Italia abbiamo circa 10 morti al giorno per incidenti stradali, la mortalità da crolli al contrario è molto bassa. Non si intende fornire un alibi, ma come gravità sociale il fenomeno non è paragonabile».

Quanto servirebbe per mettere a posto le strade in Italia?
«Sono conti piuttosto complicati e sono legati all’area che si analizza e ai fattori climatici. Si può comunque dire che sarebbero soldi spesi molto meglio di quelli che vengono investiti in grandi opere autostradali e ferroviarie. La redditività sociale della manutenzione è più alta, in economia far funzione meglio è un tema prioritario. Una buona manutenzione crea occupazione a breve termine, che è una cosa di cui abbiamo bisogno, mentre le grandi opere occupano pochissimo. Prendiamo l’alta velocità Milano-Torino: è deserta ed è costata 8 miliardi. Ha una capacità di 330 treni al giorno e ne passano 40. Con quei soldi si mettono a posto un sacco di strade».

Quanti soldi hanno i grandi concessionari autostradali in cassa?
«Non lo sa nessuno, a parte loro. Questo perché i rapporti di concessione sono divisi in due parti. Un rapporto uguale per tutti, di tre pagine, ed è praticamente irrilevante, e i rapporti finanziari, che sarebbero fondamentali, ma sono secretati. Questo perché formalmente Anas è società per azioni e per legge contratti tra due spa sono sensibili, quindi sono secretati. Si ha il forte sospetto che il tasso di interesse riconosciuto e garantito sia del 7%. Oggi il costo del denaro è sotto il 2%: nuotano nell’oro. Ci sono autostrade che non hanno investito nulla. Paghiamo autostrade ammortizzate da 10 anni».

Quali sono quelle già ammortizzate?
«Praticamente tutte. Dovrebbero costare solo la manutenzione e l’esazione ai caselli. E questo succede anche ora che il traffico è diminuito clamorosamente. Dopo il 2008 è calato, ma i concessionari hanno continuato a guadagnare e ad alzare le tariffe. Inoltre sono contratti lunghi. Le concessioni che scadono non andrebbero rinnovate automaticamente, ma bisogna metterle in gara».

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di LUCA ZORLONI