Dopo il lockdown, il sondaggio di Antonio Noto
Dopo il lockdown, il sondaggio di Antonio Noto

Roma, 14 giugno 2020 - Il calo dei contagi tranquillizza solo in parte gli italiani. Il 60% ritiene ancora che il virus non sia stato sconfitto. Dalla paura sanitaria che è ancora elevata alla preoccupazione economica il salto è breve. Con il timore di essere infettati si tende non solo a uscire di meno, ma anche a evitare di frequentare luoghi pubblici come i negozi e ristoranti. Se la propensione al consumo diminuisce o si rimandano le compere ecco che il ciclo finanziario rallenta e quindi meno scambi commerciali si traducono in una minore occupazione e maggiore tasso di povertà.

Basti pensare che, ragionando sulla situazione in Italia nel prossimo autunno, il 76% stima che l’economia peggiorerà. Se a questo dato si aggiunge che il 65% delle persone che, pur non avendo avuto contraccolpi finanziari durante il lockdown, afferma di ridurre drasticamente gli acquisti in modo tale da aumentare i propri risparmi, la situazione futura assume tinte fosche. Un altro fattore che incide nei comportamenti della popolazione è il clima di sfiducia nella capacità della classe politica di risolvere la crisi economica.

Il dato più allarmante è che questa opinione si trasforma immediatamente in una ripresa del sentimento antipolitico: ben il 43% non si fida delle ricette economiche né dei partiti che compongono il governo né dell’opposizione. In questo contesto la reazione naturale e prevedibile è di contrarre i consumi e questo comportamento si trasforma in un boomerang in quanto incide in maniera repentina in un aumento del tasso di disoccupazione.

Anche se durante il lockdown le preoccupazioni economiche erano comunque elevate, al contempo la paura sanitaria riceveva livelli di apprensione più alti. A maggio questo trend è cambiato. L’inversione di tendenza non si è registrata per la diminuzione in maniera drastica della paura del contagio ma per l’aumento in maniera significativa della preoccupazione economica. Per avere una comparazione oggettiva di come il trend sia variato, se ad aprile il 77% aveva paura di essere contagiato, oggi il 69% teme ancora l’emergenza sanitaria, ma se ad aprile il 44% era preoccupato della propria situazione economica, oggi questa percentuale ha raggiunto il 70%.

Il connubio tra l’emergenza sanitaria e quella economica è diventata una miccia esplosiva. Queste preoccupazioni coinvolgono inevitabilmente anche la sfera lavorativa: circa il 20% pensa che potrebbe essere licenziato mentre un ulteriore 15% stima che rischia di guadagnare meno rispetto a prima. Per far fronte a questi pericoli gli italiani si attendono ulteriori interventi del governo, soprattutto in maniera fiscale. Le tasse non solo dovrebbero subire una drastica diminuzione per il 58% dei contribuenti, ma per più della metà si dovrebbero spostare tutti i pagamenti previsti almeno di un anno e si dovrebbe attuare una sorta di sanatoria fiscale, in modo da non mettere in difficoltà sia persone fisiche con debiti che aziende. Insomma il fattore F, Finanza e Fisco, sarà per gli italiani l’ago della bilancia per comprendere se possono ritornare a spendere, almeno chi ne ha la possibilità. Il governo invece si gioca tutta la sua credibilità sul fattore F, se riuscirà a far ripartire l’economia sarà premiato dalla popolazione, altrimenti...