Freddo e contagi? I tre ‘consigli d’oro’ per non ammalarsi. Il pediatra: “Occhio ai cellulari”

Tra false credenze e leggende da sfatare, il vademecum del professore per resistere ai giorni con temperature polari

Milano, 20 gennaio 2024 – Sarà con tutta probabilità il weekend più freddo dell’inverno, ma se questo ci porta a pensare che dobbiamo chiuderci in casa aspettando che passi, sappiamo che è quanto di più sbagliato si possa fare pensando di preservare i più piccoli da virus e contagi.

E’ il pediatra Italo Farnetani a stilare un vademecum su cosa è giusto fare per limitare i malanni stagionali, soprattutto nei giorni particolarmente freddi. Il freddo, appunto, considerato ancora da molti il nemico numero per i bambini, mentre in realtà i ‘nemici’ veri vanno ricercati altrove. Dove? Sul cellulare ad esempio.

Ma partiamo dal concetto di base, la linea guida che deve diventare un ‘faro’ per le famiglie, ovvero che “non è il freddo cioè le basse temperature a far ammalare –rassicura Farnetani, professore ordinario di pediatria dell’Università Ludes-United Campus of Malta – La maggior possibilità di contagio si ha quando si sta in ambienti chiusi".

Il vero nemico, nei fatti, potremmo dunque essere noi, più che la colonnina al mercurio in discesa libera. Da qui quelli che il pediatra definisce "tre consigli d'oro".

Sommario

I tre consigli d’oro

Finestre aperte

"Il primo è che, anche quando è molto freddo, le finestre delle stanze vanno aperte", ribadisce. La durata giusta di ventilazione? "Almeno 45 minuti al giorno - stima il pediatra - per allontanare sia l'aria 'riciclata' che gli agenti infettanti. Teniamo presente che ogni persona nell'arco di una giornata attraverso la respirazione via naso-bocca utilizza - perciò 'inquina' - l'equivalente dell'aria contenuta in una stanza di 3 metri per 3", calcola. "Serve pertanto aria pulita e soprattutto quella proveniente dall'ambiente esterno proprio grazie all'apertura delle finestre". Un'operazione che consente anche di "umidificare". Ed è importante, assicura l'esperto, perché "l'aria secca determinata dai riscaldamenti tiene in alto le particelle di polvere cariche di agenti infettivi, mentre l'area umida appesantisce le particelle di polvere e di conseguenza queste cadono al suolo e non possono essere più inspirate". 

Stare all’aria aperta

Il secondo suggerimento dell'esperto è "di stare all'aria aperta, anche quando fa freddo. E' bene portare i bambini nei parchi pubblici soprattutto nelle ore centrali della giornata quando ci sono gli effetti benefici dell'aria pulita e della luce, e le temperature sono, nel centro della giornata, le meno basse".

Non scambiarsi i cellulari

Infine, il terzo consiglio: "si sa che nelle malattie respiratorie invernali, soprattutto trasmesse dai virus, il contagio avviene attraverso l'aria respirata - dice Farnetani - in particolare attraverso gli starnuti. E' così che i patogeni possono passare da una persona all'altra. Meno conosciuta però è la trasmissione, altamente pericolosa ugualmente, che avviene attraverso le secrezioni del naso e degli occhi. Torna pertanto sempre utile lavarsi le mani, ma bisogna fare attenzione anche ai fazzoletti sporchi, e alle superfici che possono essere toccate dalle mani contaminate dalle secrezioni di naso e occhi". "E' dunque opportuno ogni tanto disinfettare tavoli e sedie, per esempio, e tutti quegli oggetti che si potrebbero 'infettare'. Attenzione in particolare a scambiarsi i cellulari - conclude il pediatra - oltre a evitare di stringersi le mani o baciarsi" quando si è sintomatici. "Ricordiamo che da ora fino alla fine di febbraio, fase in cui si concentrano le più rigide temperature dell'anno, si ha la maggior diffusione dei virus respiratori".

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