Store Ikea (Lapresse)
Store Ikea (Lapresse)

Roma, 1 dicembre 2019 - Lo spettro della stretta, voluta a spada tratta dai 5 Stelle, sulle aperture dei centri commerciali e dei negozi la domenica e nei giorni festivi rischia di bloccare i nuovi investimenti di Ikea in Italia, a Verona e ad Arese, ma anche quelli di altri gruppi imprenditoriali della grande distribuzione e della ristorazione. E, per quanto dalla holding svedese si comunichi che "la decisione di non procedere con i progetti ad Arese e Verona è stata presa indipendentemente dalle discussioni politiche sulle chiusure domenicali", gli intermediari italiani delle operazioni (il gruppo Finiper di Marco Brunelli) non esitano a confermare che il motivo-chiave dello stop è proprio nell’incertezza legata alle norme indicate. Incertezza che sarebbe alla base anche della cancellazione dello Skydome, un mega progetto di Finiper da oltre 300 milioni di euro che doveva sorgere proprio accanto al Centro di Arese: un edificio con, all’interno, tre piste da sci, un albergo a 4 stelle, un ristorante e negozi specializzati in sport invernali.

A rilanciare, d’altra parte, l’esigenza di un giro di vite sulla regolazione delle aperture di negozi e centri commerciali, è stato il capo dei grillini, Luigi Di Maio, chiedendo addirittura di intervenire con un decreto legge. "Dopo il decreto dignità e il decreto rider, dobbiamo andare avanti – ha sostenuto – come governo nella tutela delle persone che lavorano, come nel caso delle partite Iva e dei lavoratori dipendenti degli esercizi commerciali che, a causa delle liberalizzazioni, sono sprofondati nella giungla degli orari di apertura e chiusura, cercando invano di battere i centri commerciali, rimanendo aperti 12 ore al giorno e 7 giorni su 7".

Peccato, però, che il Pd, fino a oggi, sia stato il partito più contrario a marce indietro su quella liberalizzazione degli orari avviata da Pier Luigi Bersani, ministro dell’Industria di Prodi. E, infatti, la proposta grillina (condivisa con una recalcitrante Lega nella vecchia maggioranza) è ferma nella Commissione Attività produttive di Montecitorio. Il testo prevedeva 26 aperture domenicali su 52 e otto in deroga per le 12 festività nazionali. Venivano salvaguardati i negozi di vicinato e alcune categorie di esercizi commerciali.
Con la nascita del ‘Conte II’ non c’è stato ancora nessun tavolo vero, ma negli incontri tenutisi tra i rappresentanti Pd, Iv, Leu e M5s, è emersa una netta distanza. Pd e Iv propongono al massimo 8 chiusure (più 4 per le festività), ma il M5s non è disponibile a fare altri passi indietro.