30 apr 2022

Chiedi chi era Pio La Torre a un ragazzo

matteo
Cronaca

Matteo

Massi

Chi era Pio La Torre? E cosa accadde il primo maggio del 1947 a Portella della Ginestra? Non è un quiz. Tra oggi e domani si celebrano due anniversari. Oggi sono quarant’anni esatti dall’omicidio di Pio La Torre e del suo agente di scorta Rosario Di Salvo. La Torre, deputato del Pci, lasciò lo scranno di Roma per tornare a fare il segretario regionale del suo partito in Sicilia (con l’allora ministro dell’Interno, Virginio Rognoni, aveva introdotto – per legge – il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso). E fu ucciso un anno dopo. Portella della Ginestra viene invece considerata la prima strage del Dopoguerra: primo maggio 1947 gli uomini del bandito separatista Salvatore Giuliano fanno fuoco sulla manifestazione dei lavoratori e muoiono undici persone.

Quanto sanno i nostri ragazzi di quello che accadde nel 1947 e nel 1982 in Sicilia? Gli anniversari, tra l’altro, non sono finiti in questo 2022, perché tra il 23 maggio e il 19 luglio si celebreranno i trent’anni dalle due stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio e il 3 settembre saranno invece i 40 anni dall’agguato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (con lui morì la moglie Emanuela Setti Carraro e due settimane dopo, in ospedale, l’agente di scorta Domenico Russo).

Un sondaggio, realizzato dal Centro Studi Pio La Torre, mette in evidenza come il 43,5% degli studenti non crede che la mafia possa essere definitivamente sconfitta. Non spara più, è vero, ma è altrettanto vero che le mafie (al plurale) sono diventate delle holding per le infiltrazioni nel tessuto economico che non è più circoscritto al Sud. In questo rapporto del centro studi La Torre gli studenti chiedono che si discuta di più di questi temi a scuola. E si torna alla domanda iniziale: siamo sicuri che un ragazzo delle superiori sappia chi erano Pio La Torre, Giovanni Falcone o Paolo Borsellino? Il rischio evidente, soprattutto quando ricorrono praticamente ogni mese anniversari di fatti e stragi che hanno segnato la storia contemporanea dell’Italia, che l’anniversario (di turno) diventi fine a se stesso. Ed è un rischio che non possiamo permetterci. Quanto meno per le nuove generazioni.

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