21 apr 2022

Chat di classe, qualche utilità e molti danni

elena
Cronaca

Elena

Ugolini

Quando gli studenti chiedono che la scuola non entri nelle loro chat hanno ragione, hanno il diritto di utilizzarle per comunicare fra loro, ma quando chiedono di non dover rispondere di ciò che scrivono sbagliano, perché una parola scritta sul web, anche quando la scuola è chiusa, ha lo stesso peso di una parola detta di persona, in presenza. Per questo è giusto rispondere della mancanza di rispetto nei confronti di un compagno o di un docente, fatta in presenza come sul web. Non faremo mai abbastanza per aiutare a far capire ai nostri figli e studenti che l’altro non è un oggetto di cui possiamo fare quello che vogliamo. Ho visto madri impallidire di fronte a ciò che i propri figli “buoni“ ed “educati” avevano scritto sulle chat. Dentro il web e fuori dal web dovremmo sempre chiederci che cosa aiuta a costruire. La didattica a distanza ha sdoganato molti strumenti che prima non avremmo mai pensato di poter usare per rimanere in contatto con gli studenti, i genitori, i colleghi. Un docente autorevole non perde la sua credibilità perché decide di utilizzare per motivi didattici una chat di WhatsApp con i propri studenti, ma difficilmente darà la sua amicizia sui social a un alunno o esporrà foto equivoche sul proprio profilo Facebook.

Il virtuale è reale, i social parlano di noi, sono contemporanei al “noi” che entra in classe e instaura una relazione didattica ed educativa con i propri studenti, per questo non può essere indifferente come “siamo“ sul web. Scrivere un codice deontologico non potrà esimerci da alcune domande di fondo: qual è il contenuto dei nostri rapporti a scuola? Che cosa c’è a tema nel dialogo con gli studenti, con i colleghi, con i genitori dei nostri allievi? La scuola non è una sala giochi. È un luogo dove si dovrebbe favorire la crescita umana, culturale e professionale di chi ci è affidato. Ribadire questo scopo dovrebbe mettere in ordine tutto: tempi, strumenti e modalità di dialogo fra gli attori coinvolti. Primi fra tutti i genitori a cui consiglierei caldamente di chiudere le chat di classe. Non credo ci siano luoghi meno edificanti.

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