Lunedì 22 Aprile 2024

Bimba di 10 anni a scuola col niqab, la maestra le fa scoprire il volto. Scoppia il caso a Pordenone

I genitori hanno raccolto l’invito dell’insegnante. La politica insorge: “Inconcepibile il velo integrale su un’alunna delle elementari”

Donne musulmane indossano niqab e hijab (Ansa)

Donne musulmane indossano niqab e hijab (Ansa)

Roma, 4 marzo 2024 - Scoppia il caso a Pordenone dopo che una bimba di 10 anni si è presentata in classe nella quarta elementare di una scuola di Pordenone con il 'niqab', il velo islamico che copre l'intero corpo e il volto della donna, lasciando scoperti solo gli occhi. E’ stata la maestra a sollevare la questione chiedendo ai genitori che la bambina il giorno dopo venisse a scuola almeno con il volto scoperto. E così ha fatto: l’indomani l’alunna non indossava più la parte superiore del niqab.

La bambina sarebbe un'immigrata di seconda generazione, nata in Italia da una famiglia musulmana di origine africana. 

Da quanto si è appreso, la vicenda è stata rilanciata dai social, ma non c'erano state segnalazioni ufficiali in quanto la mediazione della maestra aveva già risolto il caso: quest'ultima aveva spiegato alla mamma dell'alunna che la piccola non sarebbe potuta entrare in aula con quel tipo di copricapo. I genitori non hanno eccepito e la scolara ha potuto frequentare normalmente le lezioni coi compagni, che conosce da molti anni. Considerata però la vasta eco della vicenda, i dirigenti degli istituti comprensivi della città di Pordenone hanno comunque chiesto agli insegnanti un report.

A scuola saranno svolti accertamenti sul caso e sono stati informati i dirigenti scolastici degli istituti comprensivi della città che da anni lavorano per l'integrazione dei bambini e per il rispetto dei diritti dell'infanzia. 

E la politica si è mossa: il segretario regionale della Lega del Friuli-Venezia Giulia, Marco Dreosto, ha definito "inaccettabile" il niqab in classe, promettendo di portare il caso in Senato a Roma per proporre il divieto del velo integrale nelle scuole e nei luoghi pubblici, "per il rispetto dei diritti delle donne e per la sicurezza pubblica". Sembra che nella scuola elementare, molto frequentata da bambini e bambine di famiglie musulmane, vi siano già stati in passato casi simili. Il vicesindaco Alberto Parigi, assessore all'Istruzione, ha spiegato di non avere ricevuto segnalazioni al riguardo. "In ogni caso farò subito accertamenti e se la notizia venisse confermata, il mio primo pensiero deve andare a una bambina costretta nel niqab", ha affermato. “Bene ha fatto la maestra a intervenire. Voglio sperare che tutti siano d'accordo sul fatto che nelle nostre scuole non si deve entrare velati, compresi coloro che invocano ogni giorno la laicità e l'emancipazione femminile". 

 "Il velo integrale su una bambina di dieci anni è semplicemente inconcepibile, ma in particolare a scuola è inaccettabile e la maestra è intervenuta correttamente con la famiglia. Esprimiamo forte preoccupazione per un episodio che rappresenta una discriminazione di genere e un rischio per il benessere psicologico e fisico delle bambine". Così in una nota il segretario provinciale del Pd di Pordenone, Fausto Tomasello.

“Siamo stati noi a rendere nota la vicenda della bimba che si è recata a scuola con il

niqab: la maestra ha sempre agito con saggezza e anche con grande discrezione”, hanno riferito i genitori degli alunni di una quarta elementare di Pordenone - nessun altro riferimento per non rendere riconoscibili i minori. “Questa bambina, originaria della Nigeria, è nata e cresciuta in Italia - hanno aggiunto - è bastato l'intervento della maestra perché il niqab venisse sostituito dall'hijab, normale foulard che copre i capelli e il collo delle persone adulte di sesso femminile. Visto che quella mattina la bambina era già arrivata, e l'insegnante non voleva farle perdere la lezione, per quell'unico giorno è rimasta in classe con il volto coperto e per i compagni è stato una sorta di gioco. Dalla mattina seguente nessuno è mai più tornato sul discorso”.

Se Pordenone continua ad avere un tasso di immigrazione elevato (attorno al 15 per cento), che si riflette sulla composizione delle classi, episodi simili non hanno precedenti. Negli anni passati invece è capitato che insegnanti e dirigenti del territorio segnalassero partenze sospette di giovani allieve, nell'ambito del fenomeno delle spose bambine, altro fenomeno molto difficile da prevenire.