Testamento Berlusconi, l’amico Marcello Dell’Utri: “Ho pianto, non mi doveva niente. Paga il mio silenzio? Solito odio”

Il manager di Publitalia, fondatore di Forza Italia ed ex senatore: con quei soldi realizzerò un’altra biblioteca. “L’ho sentito tre giorni prima che morisse. Pensava a riorganizzare il partito, non immaginava una fine”

Roma, 07 luglio 2023 – Dottor Marcello Dell’Utri, se l’aspettava?

"Per niente, e sono rimasto sbalordito non tanto per la cifra, quanto per il gesto estremo, che non avrei mai immaginato. Lui non mi doveva niente", risponde l’ex senatore nonché cofondatore di Forza Italia e manager di Publitalia.

Berlusconi con i figli
Berlusconi con i figli

I maligni sospettano che il Cavaliere abbia pagato il suo silenzio per i rapporti con presunti personaggi mafiosi.

"Francamente, in limine mortis non era tenuto a farlo. Cosa gliene poteva importare? Sono i soliti cattivi, quelli che seminano odio e hanno sempre insinuato queste cose".

Chi le ha dato la notizia?

"Il notaio Roveda. Mi ha chiamato di primo mattino e mi ha detto: ‘Ho il dovere di comunicarle, prima che l’apprenda dai mass media, che il testamento di Berlusconi prevede una donazione per lei’. Non ho chiesto quanto fosse, ma quale fosse la motivazione. Quando me l’ha letta, sono scoppiato a piangere. La cifra l’ho letta sui giornali".

Trenta milioni sono tanti: la ripagano per la sofferenza degli anni di carcere?

"Non c’è cifra che possa ripagare quella sofferenza. Non esiste. Questa donazione dimostra la grandezza del personaggio e l’onore che ha dato a questa amicizia vera e sincera. Lo conosco da 60 anni".

Quando l’ha sentito per l’ultima volta?

"Tre giorni prima che morisse. Era molto lucido. Stava organizzando le regole nuove per rifondare Forza Italia. Tra l’altro, mi aveva detto: ‘Ti potresti occupare tu di selezionare i prossimi candidati alle Europee?’. Gli ho risposto: ‘Se me lo chiedi, lo faccio. Anche se non sono interessato alla politica ormai’. E lui: ‘No, sei bravo a scegliere le persone’. ‘Va bene – ho concluso – poi ne parliamo’. Come vede, non immaginava una fine".

Esaudirà il suo desiderio?

"No: conosco tutti dentro Forza Italia, ma ho 82 anni, preferisco occuparmi di libri".

Una sua passione antica.

"Da quando ero piccolo. A Palermo, con le poche disponibilità da studente, invece del gelato compravo libri. Poi a Milano è esplosa la passione: è una città straordinaria, piena di bancarelle di libri usati. Le conoscevo tutte, tanto da iniziare a scrivere un libro sulle bancarelle. Per farla breve: ho iniziato a raccogliere libri, prima di poco conto e poi di maggior valore, man mano che ho guadagnato e potevo permettermi di comprare nuovi volumi. Ne ho più di 100mila nella mia biblioteca di via del Senato. La maggior parte comprati da me, qualcuno dalla fondazione di cui sono presidente. I visitatori che vedono la biblioteca per la prima volta mi dicono: ‘Caspita, li ha letti tutti?’. E io rispondo sempre: ‘Me ne manca ancora uno’".

Cosa farà con quei soldi?

"Intanto devo vedere come utilizzarli, c’è un legato che non conosco: magari sono destinati a un investimento che procura reddito. Forse lui ha pensato ne avessi bisogno per vivere".

Magari una parte. E il resto?

"Servirà per un progetto al quale lavoro da un anno. Una biblioteca di 10mila libri sulla cultura siciliana nella Valle dei Templi. Verrà aperta nel 2025, nell’anno in cui Agrigento sarà Capitale della cultura. Sarà un punto di riferimento per studenti e studiosi della Sicilia. Si chiamerà ’Biblioteca utriana’. In fondo, l’ho fatta io".

Per decenni, il suo punto di riferimento è stato Berlusconi. Come vi siete conosciuti?

"Attraverso un amico. Dopo la maturità sostenuta a Palermo, ho deciso di venire a Milano e un mio amico siciliano mi ha detto: ’Conosco un ragazzo che si è laureato con me all’Università statale con 110 e lode. È un po’ gasato, ma è straordinario’. Così, arrivato a Milano gli ho telefonato e lui mi ha ricevuto come se fossi suo amico da sempre, mi passava i suoi appunti, quelli che di solito vendeva. Mi ha sempre trattato con affetto".

Nessun rimpianto per questa amicizia neanche negli anni più bui?

"No. È stato costretto dagli avvocati per motivi processuali a non eseguire quello che volevano i miei legali, ma questo non ha scalfito l’amicizia vera".

Nemmeno le polemiche sulla sua villa acquistata, è stato osservato, da Berlusconi a prezzi esorbitanti l’hanno scalfita?

"No. Io l’ho venduta a Berlusconi a un prezzo elevato perché era di gran valore. Alla procura di Palermo hanno iniziato un procedimento come se mi avesse dato un prezzo superiore per le ragioni che lei ha già citato".

Pagare il silenzio.

"Ma io l’ho venduta a 21 milioni e Berlusconi l’ha rivenduta dopo qualche anno a un russo a un prezzo superiore, 27 o 28 milioni non ricordo la cifra esatta, e con grande generosità mi ha rifondato la differenza".