ROMA Il suo impegno sociale è a tutto tondo. Richard Gere, 72 anni, il divo di Ufficiale e gentiluomo, Pretty Woman, Schegge di paura e Chicago, è da sempre impegnato in una lunga serie di battaglie, da quella per i profughi della guerra in Kosovo alla tutela dei migranti, dall’Aids in India alla difesa dei senzatetto in America fino a quella per le popolazioni indigene e, suo cavallo di battaglia forse perché buddista, quella per l’etnia tibetana. In questi decenni ha collaborato con un gran numero di Ong:...

ROMA

Il suo impegno sociale è a tutto tondo. Richard Gere, 72 anni, il divo di Ufficiale e gentiluomo, Pretty Woman, Schegge di paura e Chicago, è da sempre impegnato in una lunga serie di battaglie, da quella per i profughi della guerra in Kosovo alla tutela dei migranti, dall’Aids in India alla difesa dei senzatetto in America fino a quella per le popolazioni indigene e, suo cavallo di battaglia forse perché buddista, quella per l’etnia tibetana. In questi decenni ha collaborato con un gran numero di Ong: Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Human Rights Watch, JP Haitian Relief, Croce Rossa, Oxfam America, Open Arms, Mezzaluna Rossa. Non è quindi soprendente che quando il presidente di Open Arms gli ha chiesto se fosse disponibile a partecipare come testimone al processo contro Matteo Salvini ha risposto: "Sicuro. Se pensate sia utile, io sono a disposizione". Nonostante il parere contrario della procura, che temeva un’eccessiva spettacolarizzazione, il tribunale ha infatti ammesso la testimonianza. E Salvini ha potuto solo esprimere il suo disappunto ("Ditemi voi quanto è un serio un processo dove verrà a testimoniare sulla mia cattiveria Richard Gere").

A Lampedusa Gere venne una prima volta nel 2016, visitò l’hotspot, pranzò con migranti e operatori. E c’è tornato tre anni dopo. Affittando una barca e andando a portare viveri e medicine ai 121 profughi della nave di Open Arms che Salvini non faceva attraccare in porti italiani. "Questa gente – disse poi in conferenza stampa a Lampedusa –

mi ha toccato il cuore. Hanno storie incredibili, vengono da un inferno vero e proprio. E gli operatori di Open Arms hanno un cuore enorme oltre a una grande professionalità". "A Lampedusa – proseguì – sono venuto spontaneamente, nessuno mi ha chiesto di essere qui. Ero in vacanza con la mia famiglia vicino Roma quando ho sentito delll’approvazione decreto e quasi non ci potevo credere, non potevo credere che i miei amici italiani potessero tirare fuori una cosa simile".

"Ho chiamato i miei amici di Open Arms – ha spiegato l’attore – e ho deciso: in 10 minuti ho fatto le valigie, sono saltato su una macchina e sono arrivato in aeroporto a Roma". "Amo moltissimo l’Italia, la vostra generosità,

il vostro cuore, ma dopo due anni ho avvertito che c’è qualcosa di diverso,

le persone sono diventate un pò paranoiche. Non sono interessato a Salvini, ma i politici invece di aiutare queste persone le demonizzano e questo deve finire e può finire se

lo facciamo finire noi. Il mio unico interesse è aiutare questa gente. Basta".

Alessandro Farruggia