Amanda Knox al Festival della giustizia penale di Modena (Ansa)
Amanda Knox al Festival della giustizia penale di Modena (Ansa)

Perugia, 25 giugno 2019 - La condanna contro l'Italia sul caso Amanda Knox ora è definitiva. La Corte di Strasbugo ha infatti respinto il ricorso del governo che aveva impugnato la sentenza dello scorso gennaio con la quale si dichiarava lo Stato italiano colpevole di aver violato il diritto alla difesa della studentessa americana nell'inchiesta di Perugia sulla morte di Meredith Kercher e stabiliva un risarcimento per danni morali pari a 10mila e 400 euro. La difesa di Amanda, assolta in Cassazione dall'accusa di omicidio (insieme a Raffaele Sollecito), aveva chiesto 500mila euro. Ma i giudici hanno ritenuto che non ci fossero prove dei maltrattamenti lamentati dalla ragazza durante l'interrogatorio subito il giorno del suo fermo (era il 6 novembre 2007). 

"Dai processi è emerso che l'Italia ha causato un danno morale ad Amanda Knox e ora la dovrà risarcire con 10 mila e 400 euro", spiega l'avvocato Carlo Dalla Vedova, che insieme a Luciano Ghirga ha difeso la giovane americana.

Ma in che senso sarebbe stato violato il diritto alla difesa dell'indiziata? "Quando è stata interrogata dalla polizia Amanda non è stata avvertita di essere indagata - ricorda Dalla Vedova - non le è stato messo a disposizione un avvocato e nemmeno un interprete. Amanda fu inizialmente sentita come testimone ma divenne rapidamente indagata. Se fosse stata avvertita da subito e le fosse stato fornito un difensore le cose sarebbero andate diversamente". Secondo il legale la decisione di Strasburgo "chiude il discorso". "Siamo soddisfatti - ha aggiunto - ma non sorpresi. Questa è una sentenza giusta". 

Per la prima volta dall’ottobre 2011, da quando fu assolta dalla Corte d’Assise d’appello di Perugia, Amanda è tornata in Italia. Dieci giorni fa la 31enne di Seattle ha partecipato al Festival della giustizia penale di Modena, parlando dal palco per 45 minuti, con la voce spezzata dalle lacrime e in un italiano fluente. La Knox ha ripercorso la vicenda denunciando la "narrazione mediatica falsa dei fatti", che è arrivata a "contaminare l'inchiesta", attribuendole il nomignolo di "foxy Knoxy". "So che nonostante la pronuncia della Cassazione io rimango una figura controversa a cospetto dell'opinione pubblica, soprattutto in Italia, dove ho ancora paura di essere derisa e molestata, o di ricevere nuove accuse". 

Knox è stata definitivamente condannata a tre anni per calunnia su Patrick Lumumba. Per la violenza e l'omicidio della studentessa inglese, invece, l'unico condannato in via definitiva è Rudy Guede con una pena di 16 anni.