C'è una ragione se il "whatever it takes" di Mario Draghi è entrato nella storia e dall’altro ieri anche nella Treccani: la ragione è che da subito, da un minuto dopo l’annuncio, è seguito realmente il "fare qualsiasi cosa" per salvare l’economia europea e l’Euro negli anni della Grande recessione post 2009. E c’è ugualmente una ragione se, invece, sta risalendo giorno dopo giorno, dalle viscere di una società martoriata e senza bussole, un grave e diffuso senso di sfiducia verso la possibilità che il premier Giuseppe Conte sia in grado, con il suo governo, di avviare una concreta azione di rilancio del Paese e del suo sistema economico nel dopo-Coronavirus.

E la ragione, nel tempo drammatico e tormentato che viviamo, è opposta a quella che ha portato l’ex governatore della Bce a diventare Super Mario: l’esecutivo giallo-rosso è bloccato nelle sabbie mobili delle non scelte e delle non decisioni. E ogni dichiarazione risulta via via come una petizione di principio, una clausola di stile, un mantra senza conseguenze operative. Senza che si intraveda una strategia compiuta di rilancio o anche solo un exit strategy che porti fuori l’Italia dalla palude economica e sociale nella quale siamo precipitati.

Il Piano Colao è stato bruciato prima ancora di essere discusso. Il Piano Conte, che doveva uscire dai fantomatici Stati generali, si è rivelato un ballon d’essai. I singoli e specifici dossier aperti rischiano di esplodere di fronte a ogni soluzione possibile, tra veti incrociati e incapacità gestionali. E, per meglio rendersi conto, vale la pena citare almeno i titoli in fila in una sorta di filastrocca della paralisi nazionale: Ilva, Alitalia, Autostrade, Iva e tasse, cassa integrazione e costo del lavoro, banda larga e infrastrutture, Mes e Recovery Fund. E, per carità di Patria, indichiamo solo come traccia le voci giustizia, burocrazia, scuola, università e ricerca.

Insomma, avremmo avuto e avremmo bisogno di un vero e rinnovato "whatever it takes". Ma di Draghi in circolazione ce n’è solo uno. E lo spirito di quel suo avviso ai naviganti del 26 luglio 2012 non pare replicabile con gli attuali protagonisti. Al "fare qualsiasi cosa" non ci credono loro. E non ci crediamo neppure noi.