Quando la politica era fatta dagli statisti, le leggi elettorali le scrivevano le minoranze. Adesso che purtroppo la fanno i politici, è il mutevole interesse del momento a governare le regole del gioco e i destini stessi della democrazia. Il risultato di questo palleggio tra Camere e Consulta è che avremo una legge elettorale del tutto proporzionale, tipo quella licenziata con ignominia al termine della Prima repubblica con l’accusa a furor di popolo - giusta - di non rispondere più agli interessi di una democrazia moderna, in cui ovunque si privilegia la governabilità all’eccesso di rappresentatività. 

Si erano addirittura messe a punto due leggi elettorali maggioritarie, quella per i sindaci e i presidenti di regione, che hanno ben funzionato. Esigenze che nel tempo non sono cambiate, mutando invece quelle dei partiti, o meglio dei loro attuali rappresentati in parlamento. Che adesso sono deboli rispetto a una opinione pubblica che essi non hanno la forza di indirizzare ma che subiscono, schiacciati da vaffa da loro stessi creati.

E quindi proporzionale sia. Chissene frega se dal proporzionale escono governi non decisi dai cittadini, chissenefrega se oggi un governo e domani un altro, l’importante è garantirsi la possibilità di fare i soliti giochetti salva-poltrona ministeriale, l’importante è lo scranno, la sopravvivenza politica e lo stipendio. 
Una capriola della logica degna solo di uno strano paese come il nostro: si è inseguito per mesi il modello elettorale spagnolo, quello che ha portato la Spagna a votare quattro volte in cinque anni, adesso l’ultima genialata è il Germanicum, che funziona in Germania solo perché là sono tedeschi e formano grandi coalizioni a dispetto delle impasse istituzionali.

A imitare ciò che non funziona noi invece siamo i numeri uno. E anche in questa occasione si è scambiato il dito con la luna, e il fatto che il referendum l’avesse chiesto Salvini l’ha reso di per sé esecrabile per le altre forze politiche e per gli ambienti che gli fanno da grancassa, che per i giudici costituzionali da sempre qualcosa contano. Si è visto. Come se quella disgraziata frase sui pieni poteri prounciata al Pepete potesse in qualche modo segnare per decenni i destini del Paese, o il fatto che il centrodestra sia in vantaggio nei sondaggi venga visto come un pericolo da evitare a costo di sottrarre in futuro il potere decisionale, quello si pieno, al popolo e riportare l’Italia indietro di trent’anni. Citofonare Prima repubblica.