Roma, 25 maggio 2020 - Agli studenti, per andare in bagno, basta il permesso dell’insegnante. Ai cittadini, per spostarsi da un regione all’altra, fino ora non è stato sufficiente l’ok di tutto il collegio dei docenti: Governo, Governatori, Comitati scientifici, Comuni.

Se un sindaco dice: qui non si entra, addio libertà costituzionale. Uno dei tanti addii, intendiamoci, giustificati all’inizio dal nobile motivo di salvarci la pelle, e continuati quando la pelle è parsa già più al sicuro delle libertà stesse. Oggi, se possiamo prendere un caffè al bar con guanti e mascherina appena sollevata, siamo grati a chi ci ha dato il permesso. E questo è un brutto segnale. Certo, la fiducia bisogna guadagnarsela. "E noi la guadagnammo", come direbbe Totò. Salvo perderne un po’ nelle notti folli della movida che restano comunque eccezioni mal controllate dalle autorità. Così come eccezionali devono restare le giuste restrizioni ai tempi di massima epidemia. Persino a quella di parola, visto che anche la critica di una palese sciocchezza è diventata per il pensiero dominante un attentato alla unità della nazione.

A fine settimana il governo deciderà sul movimento tra regioni in base ai livelli di contagio. Per rinfrescare uno slogan di febbraio, speriamo che #vadatuttobene. Per la salute in primo luogo. E perché se ci saranno zone off limits, beh, sarà un bel problema. Per andare dal Veneto al Piemonte, se la Lombardia fosse bloccata, che si fa? Si passa dall’Austria che però ha chiuso le frontiere? Allora. diciamo che se si può andare in piscina, forse dev’essere permesso andare pure oltre i confini regionali, che tra l’altro confini veri e propri non sono, visto che le Regioni non sono Stati. Perché dal contagio del virus ci stiamo liberando. E dobbiamo fare altrettanto da quello delle libertà.