Beppe Grillo, 71 anni, diploma da ragionere, comico di professione, blogger a tempo perso e garante a vita del Movimento 5 Stelle (M5S), vuole togliere il voto agli anziani. Tali considera tutti gli italiani dai 65 anni in su, ignorando che, dal 2018, per la Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) si è anziani dai 75 in poi. Come che sia, i vecchi non debbono più votare, dice Grillo, perché "non amano particolarmente il progresso". E, anche qui, è disinformato: appena 15 giorni fa, il Secondo Rapporto Auditel-Censis sulle famiglie italiane, presentato alla Camera dei deputati, ha certificato che gli over 65 sono "sempre più numerosi e sempre più attivi, anche sul fronte dei consumi tecnologici e di comunicazione" e grazie a loro c’è una crescita, più elevata rispetto alla media, di "computer fissi e portatili, tablet e connessioni internet". Morale: a volte basterebbe informarsi per non dire belinate, come definiamo le corbellerie noi genovesi (vero Beppe?). Ma il punto non è il grado di ignoranza di Grillo. Il punto è che, stregato dal fu Gianroberto Casaleggio e dalle sue alchimie digitali finalizzate alla distruzione della democrazia rappresentativa, il ragioner comico non perde occasione per denigrare il suffragio universale. Stavolta lo fa brandendo il piccone del giovanilismo squadrista (quello scagliato contro Elsa Fornero perché non sa chi sia Cicciogamer) e in sprezzo all’antico proverbio africano "Un anziano che muore è una biblioteca che brucia". Soprattutto Grillo dimentica che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (applaudito dal M5S per come ha gestito la crisi), ha 79 anni. E il suo amico Renzo Piano, senatore a vita, 82. Gli sembrano due che "non amano particolarmente il progresso"?