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Antartide, i giapponesi fanno strage di balene incinte: ne hanno uccise 122

Alessandro Farruggia 31 maggio _ Ancora una strage di balene da parte dei giapponesi, e una strage ancora più orribile e ingiustificata perchè stata in larga parte una strage di balene incinte. Ben 128 delle 333 balene minke catturate durante la spedizione di 12 settimane nell’Oceano meridionale dall’8 dicembre 2017 erano femmine e 122 di […]

Ultimo aggiornamento il 31 maggio 2018 alle 15:28

Alessandro Farruggia

31 maggio _ Ancora una strage di balene da parte dei giapponesi, e una strage ancora più orribile e ingiustificata perchè stata in larga parte una strage di balene incinte. Ben 128 delle 333 balene minke catturate durante la spedizione di 12 settimane nell’Oceano meridionale dall’8 dicembre 2017 erano femmine e 122 di loro erano incinte. Visto che avrebbero partorito, è come avere ucciso non 333 ma 455 balene. I dati sono ufficiali perchè sono stati pubblicati in una relazione tecnica presentata alla Commissione Baleniera Internazionale e preparata da rappresentanti dell’Istituto per la ricerca sui cetacei, un’agenzia collegata al ministero giapponese della pesca. Il rapporto completo (IN INGLESE) si può trovare QUI. 

Il Giappone, giustificando le catture come presunta attività scientifica,  ha arpionato e ucciso nella stagione 2016-2017 488 balene minke e ben 516 in quella precedente.  Dal 1985 ad oggi ne ha uccise ben 17.843, alle quali ne vanno aggiunte altre 3.578 pescate tra il 1985 e il 1987 come pesca apertamente commerciale, poi sospesa da Tokio.  In totale il Giappone ha quindi ucciso 21.431 balene dall’entrata in vigore del divieto di pesca deciso dall’International Whaling Commission alla stagione 2016/2017.

Considerando anche i dati della stagione di caccia 2016/2017 _ le 311 catturate nella acque antartiche e le circa 150 catturate nel Pacifico e nelle acqua giapponesi (dato ancora non disponibile) _ si arriva vicino alle 22 mila balene.

Il Giappone, assieme alla Norvegia e all’Islanda e uno dei soli tre paesi che continuano a cacciare le balene nonostante la moratoria decisa nel 1985. La Norvegia pesca le balenottere comuni dell’Atlantico settentrionale nella sua zona economica esclusiva e l’Islanda pesca le balenottere comuni dell’Atlantico settentrionale e anche le balenottere dell’Atlantico settentrionale, sempre nella sua zona economica esclusiva.

Nel 2016 (dati più recenti certificati dall’IWC) la Norvegia ha pescato 591 balene e l’Islanda 46. L’anno precedente erano state 660 e 184. Norvegia e Islanda _ la cui  caccia è apertamente e dichiaratamente commerciale _ hanno pescato dal 1985 ad oggi qualcosa come 19.083 balene. I “cattivi” non sono solo i giapponesi, quindi. Anzi. I due paesi europei non sono da meno.

Nel 2014 la Corte Internazionale di Giustizia ha condannato il programma di caccia alle balene del Giappone, ordinandone la sospensione. Il Giappone ha sospeso il programma precedente e l’ha ripreso nell’anno fiscale 2015 dopo aver presentato un piano rinnovato alla Commissione baleniera internazionale, limitando il numero di catture a un terzo del livello precedente.

Il ritorno delle tre baleniere, tra cui la nave madre da 8.145 tonnellate Nisshin Maru, al porto della prefettura di Yamaguchi ha segnato il completamento del programma di caccia alle balene nell’Oceano Antartico per l’anno fiscale 2017, che si è concluso a fine marzo. Il Giappone giustifica le sue ripetute campagne di caccia con la volontà di “raccogliere i dati scientifici necessari per gestire gli stock di balene e l’ecosistema dell’Antartico”. Chiaramente una giustificazione risibile, visto anche le quantità in gioco: ben 333 balene. E visto anche il fatto che la carne di balena degli esemplari “oggetto di campionamento” viene normalmente venduta in Giappone, e servita anche nei ristoranti.

“L’uccisione di balene gravide è un dato scioccante. Che nel 2018 ancora i giapponesi si arroghino il diritto di praticare la caccia alla balena è un’infamia senza giustificazione _ osserva il Wwf – La ricerca scientifica, in questo contesto, dovrebbe concentrarsi soprattutto sull’analisi e la ricerca di soluzioni che salvino le balene da tutte queste minacce, e non portando a terra i loro cadaveri dopo atroci sofferenze”.

Quarantunomila balene uccise dalla creazione del bando significa una sola cosa: che la strage continua. Sarebbe l’ora di chiedersi se non ci siano strumenti piu’ efficaci per rendere il bando davvero cogente. Inserirlo in ambito Wto potrebbe essere una idea.

 

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