Lunedì 17 Giugno 2024
LEO TURRINI
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Sainz, il computer che non si sente secondo

Lo spagnolo figlio d’arte ha un buon rapporto con Leclerc, sa gestire al meglio la macchina e non accetta l’idea di fare da gregario

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di Leo Turrini

Carlos Sainz è un tipo estremamente competitivo. Questione di DNA. Suo padre, Carlos Sainz senior, è stato un eroe sportivo nel mondo dei rally.

L’erede ha scelto invece di autodromi, per le sue evoluzioni a velocità estrema. Ma forse questa è l’unica differenza rispetto al genitore. Anche il figlio, in maniera compulsiva, desidera ottenere il massimo. Non esiste un piano B. Sainz junior vuole diventare campione del mondo. Come il babbo.

C’è del metodo, in questa ostinazione. Carlitos ha preso casa a Sassuolo. E spesso gli studenti delle scuole superiori scappano dalle aule per vederlo intento a curare la forma fisica sulla pista di atletica nella zona di Pontenuovo. E lui, sempre gentile, risponde immancabilmente con un cenno di saluto ai ragazzi e alle ragazze che da dietro le reti gli lanciano affettuosi incoraggiamenti.

Costanza e tenacia sono le caratteristiche del compagno di Leclerc. I due si stimano e si frequentano anche fuori dalle piste. Pur nel contesto di una inevitabile rivalità, tra loro il livello di collaborazione è molto buono. Forse anche perché, sospetterebbe un maligno, fin qui non si sono mai trovati a giocarsi un mondiale…

Sainz è diverso da Carletto. Presumibilmente sa di essere un filo meno veloce, in particolare sul giro secco. Ma è anche convinto, in compenso, di sapere interpretare meglio del monegasco la macchina sulla distanza. Lo spagnolo ha in effetti una capacità di analisi che, ad esempio, un anno fa l’ho portato non di rado a correggere le indicazioni che gli arrivavano dal muretto durante le corse.

Niente che possa aver fatto pensare ad ipotesi di insubordinazione nei confronti della squadra. Però, a scanso di equivoci, Carlitos non esita a difendere chances e personalità. Anche a costo di irritare chi vorrebbe una Ferrari dedita all’One Man Show, con un capitano e un gregario designati addirittura all’alba della stagione.

Ecco, non andrà così. Vasseur ha rassicurato l’iberico: la Ferrari non farà figli e figliastri, almeno non fino a quando la classifica del campionato imporrà inevitabilmente una gerarchia.

A Sainz, per ora, basta così. Il resto, beh, il resto è convinto di poterlo dimostrare sull’asfalto…