Mercoledì 29 Maggio 2024
MICHELE ZACCARDI
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Dolci natalizi Made in Italy: volano le esportazioni nel 2022

Secondo Confartigianato, nei primi otto mesi dell'anno sono stati venduti all'estero prodotti della tradizione italiana per 901 milioni di euro, in crescita del 10,4% sul 2021

Panettoni appena sfornati (Ansa)

Panettoni appena sfornati (Ansa)

È un piccolo segmento di uno dei comparti simbolo del made in Italy, ma le esportazioni di dolci natalizi della tradizione italiana continuano a crescere, segno che risultano sempre più apprezzati anche all’estero. Nonostante i pesanti rincari di energia e materie prime subiti dalle imprese, le prelibatezze delle Feste rimangono competitive sui mercati internazionali. Nell’ultimo anno, tra panettoni, pandoro, cioccolato, torrone e tante altre specialità, l’Italia ne ha esportati per un valore di 901 milioni di euro. L’incremento, nei primi 8 mesi dell’anno, è a doppia cifra: +10,4% rispetto allo stesso periodo del 2021.

A segnalare l’ottimo andamento del settore dolciario è Confartigianato, che ha redatto anche una classifica dei 'Paesi più golosi' di prodotti italiani. In testa, per valore dell’export, c’è la Francia, seguita da Germania e Regno Unito. Mercati di sbocco molto importanti, anche per la numerosità della popolazione: sono infatti i tre Paesi più grandi in Europa. Nell’ultimo anno, i consumatori francesi hanno comprato 170 milioni di euro di dolci natalizi (pari al 18,9% del nostro export di questo tipo di prodotti). In Germania, invece, abbiamo esportato 159 milioni di euro di dolci natalizi (17,6% del totale), mentre nel Regno Unito 75 milioni (l’8,3%). Gli Stati Uniti sono al quinto posto tra i nostri clienti, con 40 milioni di prodotti acquistati.

Ma le festività natalizie spingono anche gli acquisti dei nostri connazionali: a dicembre Confartigianato stima un consumo di prodotti alimentari delle famiglie italiane pari a 15,1 miliardi, con un aumento del 10% delle vendite rispetto allo stesso mese dello scorso anno. In testa alla classifica regionale della spesa in prodotti alimentari e bevande vi è la Lombardia, con 2,5 miliardi a dicembre, seguita dal Lazio con 1,6 miliardi, dalla Campania con 1,3 miliardi, dalla Sicilia e dal Veneto con 1,2 miliardi. A livello provinciale, Roma batte tutti con 1,2 miliardi. Secondo posto per Milano con 883 milioni e terza posizione si colloca Napoli con 666 milioni. "É merito degli ‘artigiani del cibo’ – spiega il presidente di Confartigianato, Marco Granelli – se i nostri prodotti alimentari piacciono tanto in Italia e nel mondo. E’ sempre più apprezzata la qualità tipica delle nostre 34mila imprese artigiane del settore alimentare e bevande, che danno lavoro a 144mila addetti. Un patrimonio economico e di tradizione culturale che va costantemente difeso e valorizzato".

Secondo Confartigianato, a far crescere la passione di italiani e stranieri per i nostri prodotti della buona tavola sono infatti le numerose specialità tipiche dei diversi territori italiani: ben 5.450 prodotti agroalimentari tradizionali caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo. Di questi 319 sono le specialità alimentari italiane riconosciute e tutelate dall’Unione europea con i marchi di qualità Dop, Igp e Stg, a cui si affiancano i 526 vini protetti dai marchi Doc, Docg e Igt. Ma per l’alimentare in generale, il 2021 è stato l’anno dei record, che ha segnato il primato sia delle importazioni, cresciute del 13,6% toccando quota 48,28 miliardi di euro, sia delle esportazioni, che per la prima volta hanno superato la cifra simbolica dei 50 miliardi, in aumento dell’11,3%. La maggiore crescita dell’import rispetto all’export interrompe il trend positivo della bilancia agroalimentare, passata da un deficit di oltre 6,5 miliardi di euro nel 2014 a un attivo di 2,86 miliardi nel 2020. È quanto emerge dal Rapporto 2021 sul commercio estero dei prodotti agroalimentari, realizzato dal Crea, con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia. 

Nel 2021 la crescita in valore, rispetto all’anno precedente, degli scambi agroalimentari italiani è generalizzata, riguardando quasi tutti i principali mercati e prodotti. Fanno eccezione le esportazioni di pasta (-6,2% in valore e -12,6% in quantità) e di conserve di pomodoro (+0,2% in valore e -7,7% in quantità) dopo il netto aumento del 2020. Pertanto, il valore dell’export di questi due prodotti risulta superiore a quello registrato nel 2019. Dal lato delle importazioni, l’aumento in valore degli acquisti riguarda tutti i principali prodotti ed è particolarmente marcato per quelli ittici, come i “crostacei e molluschi congelati” (+40,7% in valore), tra i più colpiti nel 2020 dagli effetti del lockdown e delle chiusure che avevano interessato i canali dell’Horeca (hotel, bar e ristoranti).