Roma, 12 agosto 2017 - Il suo nome (in arabo) significa "franchezza" e questo dovrebbe essere - appunto - l'obiettivo di Sarahah, app che permette l'invio di messaggi in forma anonima senza diritto di replica e senza la possibilità di essere rintracciati dal destinatario. L'idea originaria del suo sviluppatore, il saudita ventinovenne Zain al Abidin Tawfiq, era quella di permettere ai dipendenti delle aziende di mandare messaggi sinceri ai propri datori di lavoro senza per questo essere oggetto di ritorsioni. "Se c'è un problema in ufficio, le persone hanno la necessità di comunicare in modo franco con i loro capi", ha spiegato al sito americano Mashable lo stesso Tawfiq, impiegato in una compagnia petrolifera come analista di sistema. 

LA STORIA - All'inizio, nel 2016, Sarahah era solo un sito internet limitato a una ristretta cerchia di persone in cui si potevano inviare messaggi anonimi agli iscritti, che ovviamente possedevano un account (nome.Sarahah.com). A fine anno, però, Tawfiq ha deciso di farla utilizzare (e quindi promuoverla) da un amico influencer: nel giro di pochi giorni il numero degli utenti è passato da 70 a più di un migliaio, fino a valicare i confini dell'Arabia Saudita per sbarcare, all'inzio di quest'anno, in Egitto dove il mercato è più ampio. Un successo che ha spinto l'informatico a crearne una versione per smartphone, rivolgendosi a una società terza.

I NUMERI - Il 13 giugno scorso l'app è arrivata sull'Apple Store (ma è disponibile anche su Google Play Store) con una versione in inglese e, da allora, ha scalato le classifiche nazionali delle più scaricate di Canada, Stati Uniti, Australia ed Europa. Secondo Tawfiq gli utenti registrati sono 14 milioni, con circa 20 milioni di visitatori unici conteggiati tra app e sito internet. Un boom arrivato soprattutto grazie agli adolescenti che hanno cominciato a inserire il link nelle loro storie su Instagram e nei video di Snapchat. 

I RISCHI - Una storia di successo, insomma. Eppure sono in molti a lanciare l'allarme su questo servizio, che potrebbe essere utilizzato in maniera ben diversa da come concepito dal suo creatore. La certezza dell'anonimato potrebbe infatti veicolare messaggi di odio o minacce, alimentando casi di violenza verbale o - peggio ancora - di cyberbullismo. Fenomeno peraltro non nuovo tra i giovanissimi, come dimostrano i casi di Ask.fm, Yik Yak e Whisper.
"Farò del mio meglio per mantenere l'ambiente (dell'app, ndr) positivo", ha spiegato Tawfiq sempre a Mashable. E in effetti già da ora è possibile attivare filtri per parole offensive, bloccare utenti e scegliere il pubblico per i propri messaggi. La deriva però è sempre in agguato e il timore che i ragazzi più vulnerabili possano esserne vittima resta alto.