Milano, 7 novembre 2017 - Oggi, cento anni fa, in Russia non era il 7 novembre ma il 25 ottobre, perché all’epoca veniva seguito il calendario giuliano e solo due mesi dopo, ovvero nel gennaio del 18, venne adottato il calendario gregoriano come nel resto dell’Occidente. Per questa differenza di 14 giorni spostati indietro nel calendario vigente si è sempre parlato di Rivoluzione d’Ottobre, perché convenzionalmente la si ritiene vinta nella notte tra il 25 e 26 ottobre. Ma anche in questo caso dovremmo mettere molti puntini sulle i, perché sarebbe tutto da discutere che in quella notte ci sia stata una rivoluzione e non piuttosto un colpo di Stato.

Di certo non ci fu l’assalto del popolo al Palazzo d’Inverno, sede dell’impero zarista, prima che fosse deposto Nicola II, che  sarebbe stato ucciso con tutta la famiglia il 15 luglio del ’18 ad Ekaterimburg. E come si sa fu Lenin a dare l’ordine della strage perché non voleva che la sua rivoluzione fosse inferiore a quella francese anche se in realtà a Parigi non era stata tagliata la testa ai figli del re mentre la strage dei Romanov fu particolarmente odiosa per la crudeltà con cui furono massacrate le quattro figlie e il figlio malato dello zar e della zarina Aleksandra.

Lenin nella Piazza Rossa di Mosca nel 1° anniversario della Rivoluzione russa (Ansa)

L'occupazione del palazzo fu realizzata dalle milizie operaie e dai soldati non dalle masse e alla fine le perdite nelle due giornate (25 e 26) in tutta la città si contarono in sole quindici vittime tra l’una e l’altra parte. Tutto il resto di quel che si è visto in proposito anziché della realtà è frutto  della fantasia retorica e geniale di Ejzenstein nel film Ottobre, del quale memorabile è la scena delle masse che corrono vittoriose verso il palazzo del tiranno. Al contrario, quel mitico Palazzo d’Inverno era un guscio vuoto, dove non c’erano più né il potere né le difese. E John Reed, il giornalista americano filocomunista, che scrisse I dieci giorni che sconvolsero il mondo, racconta dello sfascio generale e di quanto, entrato lui proprio quel giorno nel palazzo, fu avvicinato da un ufficiale che gli chiese se poteva intercedere per farlo assumere nell’esercito americano non avendo egli più voglia di rimanere in quello russo. Resta il fatto che a difendere il governo provvisorio guidato dal socialista Kerensky c’erano solo reparti di veterani, di allievi  ufficiali e un reparto di soldatesse, molte delle quali furono prese da crisi di nervi, al punto da indurre i loro capi a rispedirle alla loro caserma. E quella difesa era così poco credibile e affidabile che i portoni del palazzo anziché essere chiusi dall’interno, lo erano dall’esterno per impedire che i difensori potessero aprire i portoni e fuggire.

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Resta il fatto che gli abitanti di Pietroburgo non si accorsero che quel giorno fu il giorno della rivoluzione d’Ottobre e lo appresero leggendo i giornali dell’indomani. E che la vita in città si fosse svolta nella quasi normalità e il quasi è d’obbligo perché quello era un impero in disfacimento, con lo zar imprigionato da mesi, con l’esercito quasi totalmente ammutinato sul fronte della prima  guerra mondiale e con scioperi e sommosse tutti i giorni, e dunque, in questo contesto, la presa del potere fu attuata con un colpo di mano e senza arrecare disturbo ai ricchi borghesi della capitale russa. Tant’è che funzionavano i tram, i negozi erano aperti e Reed proprio in quel pomeriggio andò al cinema a vedere un film d’amore italiano, pur essendo rimasto incerto se non fosse stato meglio andare a vedere un balletto al teatro Marinskij.

Perché Lenin decise di dare una spallata a Kerenskij proprio quel giorno e non un altro? Il capo del governo in realtà quella sera si travestì da donna e si allontanò dal palazzo a bordo di un’auto messagli a disposizione dell’ambasciata americana. Ma perché proprio quel giorno? Semplice, perché quel giorno si  sarebbe aperto a Pietroburgo il congresso dei soviet, praticamente il congresso del partito, e Lenin voleva fare un’apertura alla grande, dando l’annuncio che il nemico Kerensky era stato deposto. Cosa che accadde come da lui meticolosamente programmato in quella specie di rivoluzione studiata a tavolino. Così cominciò la travagliata epoca comunista in Russia che sarebbe durata 74 anni.