Roma, 23 settembre 2917 - La nota di aggiornamento del Def varata oggi dal Consiglio dei ministri fotografa un margine di manovra più ampio del previsto per il 2018 per 10,3 miliardi, per effetto degli accordi con l'Europa. Tali risorse saranno quindi a disposizione del governo nella prossima legge di bilancio di metà ottobre per contribuire alla sterilizzazione delle clausole su Iva e accise e alimentare politiche per lo sviluppo. 

La sola sterilizzazione delle clausole porterà minori entrate per 15,6 miliardi. Il deficit tendenziale era stato fissato dal Def di aprile all'1%, mentre viene stimato un disavanzo programmatico di 1,6%, con uno spazio di bilancio per 0,6%. Dato che, comunque, deve essere confermato dall'Unione europea che dovrà dare una risposta a novembre al draft budgetary plan che l'Italia dovrà inviare a Bruxelles entro metà ottobre.

"La strategia del 'sentiero stretto' ha consentito al Paese, negli ultimi anni, di far ripartire il ciclo della crescita mantenendo al contempo alta la guardia sul versante del consolidamento dei conti pubblici. Ciò ha consentito, in particolare, di avviare la riduzione del debito pubblico in rapporto al prodotto interno lordo". E' quanto si legge nel comunicato del Consiglio dei ministri.

"A partire dal 2014 è stata adottata una strategia di politica economica che ha portato alla progressiva riduzione delle tasse, all'introduzione di incentivi per gli investimenti delle imprese e a sostegno delle riforme strutturali, a misure di contrasto alla povertà - si legge nel comunicato - Il compromesso equilibrato tra l'esigenza di sostenere la crescita economica e l'occupazione e l'esigenza di proseguire in una gestione oculata della finanza pubblica ha inciso positivamente sulla reputazione del Paese sui mercati e nel contesto europeo. Grazie al costante confronto con gli interlocutori della Commissione europea, l'Italia oggi può, ancora una volta, adottare una manovra per il prossimo anno con caratteri espansivi e più marcati rispetto a quelli previsti nel Def di aprile, con conseguenti vantaggi per la crescita economica, l'occupazione e la lotta alle disuguaglianze. Verranno completamente disattivate le cosiddette 'clausole di salvaguarda' per il 2018, evitando quindi aumenti dell'Iva e delle accise".  Nei mesi più recenti, prosegue la nota, si stanno rafforzando gli effetti attesi dalle riforme strutturali varate dal 2014. Il prodotto interno lordo che solo ad aprile scorso era stimato in crescita dell'1,1% per l'anno in corso, viene ora previsto in aumento dell'1,5%. Per il 2018 la crescita del Pil è stimata allo stesso livello, contro l'1% indicato nel Def.

L'indebitamento netto proseguirà il trend di miglioramento che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Il rapporto tra disavanzo e Pil è previsto attestarsi al 2,1% nel 2017, per scendere ancora fino all'1,6% il prossimo anno. Nel nuovo scenario programmatico, in coerenza con la Comunicazione alla Commissione europea del maggio scorso, l'aggiustamento strutturale di bilancio tra il 2017 e il 2018 viene previsto di 0,3 punti percentuali, invece che di 0,8 punti come era stato indicato nel Def. Il percorso di riduzione del disavanzo proseguirà ad un ritmo sostenuto negli anni successivi consentendo di raggiungere il sostanziale pareggio di bilancio nel 2020. Il rapporto tra debito pubblico e Pil, per il quale si è registrata, per la prima volta, una riduzione nel 2015 dopo sette anni di crescita ininterrotta, riprenderà a scendere nel 2017 per proseguire costantemente in questa direzione negli anni successivi.  

20 MILIARDI IN MENO DI TASSE DEL 2013 - L'esecutivo "stima che i contribuenti italiani pagheranno rispetto al 2013 minori imposte per circa venti miliardi di euro": lo si legge nella nota di aggiornamento del Def. Questo grazie a una strategia economica i cui pilastri sono "la progressiva diminuzione della pressione fiscale (scesa di circa un punto percentuale tra 2013 e 2016), conseguita mediante gli interventi di riduzione dell'Ires e dell'Irpef ai lavoratori con remunerazioni più basse, la cancellazione della componente Irap sul lavoro dipendente, dell'Imu sui beni strumentali imbullonati e sui terreni agricoli, dell'imposta sulla casa di proprietà e residenza (Tasi)".