Leo Turrini

Con il ritorno in pista di Fernando Alonso, nel 2021 la Formula Uno avrà di nuovo sulla griglia di partenza quattro campioni del mondo. Allo spagnolo si sommano Kimi Raikkonen, Seb Vettel e ovviamente Lewis Hamilton. Con le sole eccezioni di Jenson Button e Nico Rosberg, che hanno scelto la pensione, tutto gli iridati dal 2005 in poi saranno della partita. Ai vecchi Fantastici Quattro, si oppone, in uno spettacolare conflitto generazionale, la allegra brigata dei Millennials (o quasi). Max Verstappen e Carletto Leclerc idealmente guidano un manipolo di imberbi assaltatori: c’è il Norris della McLaren, c’è il Russell che appena salito sulla Mercedes ha mostrato cose strabilianti, c’è Mick Schumacher in cammino sulle orme del leggendario genitore e le cronache annunciano l’avvicinarsi alla ribalta del Leclerc numero 2, il fratellino Arthur, appena promosso in F3 (mentre la Ferrari ha scelto giusto ieri il giovane Ilott come test driver per il 2021). Spesso accusata, non a torto!, di essere sempre uguale a se stessa, la Formula Uno si sta offrendo come cavia per una sperimentazione audace. Tradotto, sotto forma di interrogativo: la tecnologia post moderna ha forse reso le monoposto simili a giocattoli virtuali, dunque facilissimi da portare al limite, se sempre più spesso freschi ex adolescenti sono in grado di dare spettacolo sui circuiti?

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