L’Italia s’è desta: la Davis è nostra. Sinner riaccende il sogno azzurro

La Nazionale alza l’Insalatiera a 47 anni dalla prima volta a Santiago. Il Paese incollato alla tv, Jannik e i suoi compagni sono i nuovi eroi

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Malaga, 26 novembre 2023 – “Maestro , da grande vorrei essere come...". Sulla Davis lucidata a specchio c’è il volto di un bambino che nel cortile del circolo tennis già sogna da campione. L’Italia alza l’Insalatiera alla fine di una cavalcata mozzafiato e riscrive la storia del tennis 47 anni dopo l’impresa di Panatta&Co. in Cile. Una vittoria, in finale contro l’Australia, che rilancia il movimento della racchetta negli anni del pallone un po’ in crisi e ci fa pensare: da domani ci sarà almeno un piccolo aspirante tennista con quella voglia lì, di arrivare fin dove ieri si sono spinti Sinner, Sonego, Arnaldi, Musetti, Bolelli e capitan Volandri. Sì, giusto nominarli tutti e ci starebbero pure i membri dello staff. Nell’impresa, nella sofferenza, lo sport individuale che per antonomasia ti lascia solo con i tuoi pensieri e con le tue difficoltà, diventa uno sport di squadra, che unisce l’Italia sotto un unico grido. E quando sul podio alzano l’Insalatiera tutti gli occhi brillano, compresi quelli di Nicola Pietrangeli, corso anche lui a Malaga per festeggiare. Quei bravi ragazzi la Coppa gliela fanno pure sollevare. Il 21 dicembre saranno da Mattarella al Quirinale e anche la premier Meloni li ha invitati a Palazzo Chigi.

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Cinque eroi, spronati dall’amicizia, che tra di loro non fanno classifiche anche quando a tirare il carro c’è un ragazzo già entrato nell’olimpo del tennis, eletto a trascinatore da capitan Volandri. Sì, Sinner, che ha confermato: "Siamo una squadra unita, ognuno di noi può essere contento. Abbiamo fatto un`ottima stagione, abbiamo sofferto da Bologna fino a qua. Finire così dà a tutti noi molta energia per ripartire per l`anno prossimo". Lui nella fase a gironi a settembre di Bologna non c’era. Era arrivata una pioggia di critiche, ma del resto, come ci ha detto l’altro giorno l’ex uomo Davis Diego Nargiso: "Non puoi aspettarti che un numero 1 giochi tutte la partite". E il ’rosso’ di San Candido come ogni bravo eroe è arrivato quando c’era bisogno di lui e dice: "Abbiamo fatto una cosa grande, è per tutti gli italiani". Solido e vincente contro l’Olanda, dove ha avuto modo anche di testarsi in un inedito doppio con il compagno e amico Lorenzo Sonego. Già eterno dopo la vittoria in semifinale con la Serbia. In poche ore ha battuto due volte il numero 1 del mondo in un singolare da urlo, annullando tre match point all’ultracampione serbo. Il tre, un numero che è un po’ un simbolo di questa cavalcata: tre i punti a zero con i quali il Canada ci ha battuto nella fase a gironi (ma non ci ha eliminato), tre le palle della partita che Sinner ha salvato, e ancora, al terzo match point (questa volta per lui), Sinner ci ha regalato lo storico trionfo. "Un progetto partito da lontanissimo – dice Filippo –, tra miliardi di difficoltà, ma i ragazzi mi sono stati sempre vicini, ho sempre avuto il loro supporto. E da quando è arrivato qui Matteo ( Berrettini ndr ) siamo diventati ancor più famiglia". Già, Berretto, uno di loro, che tanto ci ha fatto sognare nelle passate stagioni, prima degli sfortunati malanni. Lui è il ritratto dello spirito Davis: ha seguito i compagni ovunque, da Bologna a Malaga, sostenendoli, supportandoli. Quella Coppa è anche sua.

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E Volandri? Si è giocato bene le sue carte, ha consacrato un talento come l’altoatesino, ma ha il merito di aver pure lanciato il sanremese Matteo Arnaldi, l’azzurro che quest’anno ha fatto il salto in avanti più grande nella classifica mondiale. Lottatore, non si è mai fatto spaventare dal peso della maglia azzurra, lottando,a volte sbagliando: ma ci ha portato avanti ieri con la vittoria contro Popyrin, primo punto che ha regalato la giusta tranquillità a Sinner. Sempre capitan Filippo ha avuto il coraggio di fare un’altra scelta: quella di lasciare a casa un uomo Davis per eccellenza come Fognini (che ieri ha vinto il challenger di Valencia). Anche qui, pioggia di polemiche. Ma l’ombrello è grande, il cuore ancora di più.

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