29 mar 2022

"Sono giovane e voglio vincere un Mondiale"

Mancini spazza via i dubbi e conferma: "Rinvio gli obiettivi ma ci credo ancora: posso riorganizzare con i giovani qualcosa di importante"

paolo franci
Sport
Roberto Mancini, 57 anni, ha ricevuto ieri un mega-tapiro d’oro per l’eliminazione dai Mondiali: nello stesso giorno il tecnico ha anche ufficializzato che resterà alla guida della Nazionale
Roberto Mancini, 57 anni, ha ricevuto ieri un mega-tapiro d’oro per l’eliminazione dai Mondiali: nello stesso giorno il tecnico ha anche ufficializzato che resterà alla guida della Nazionale
Roberto Mancini, 57 anni, ha ricevuto ieri un mega-tapiro d’oro per l’eliminazione dai Mondiali: nello stesso giorno il tecnico ha anche ufficializzato che resterà alla guida della Nazionale

di Paolo Franci

Turchia-Italia è, da un certo punto di vista, la partita inutile più importante della storia azzurra. Un paradosso all’italiana, certo, ma aldilà dei contenuti della gara praticamente pari a zero, questa sfida con i turchi è divenuta decisiva per il futuro della Nazionale. Ahinoi, non sul campo, certo. Lo è stata, invece, nella decisione di proseguire con l’azzurro di Roberto Mancini.

E ieri, il ct ha elencato i suoi "perché" abbia deciso di restare alla guida della Nazionale. Eccoli: "Perché sono ancora giovane: il mio obiettivo era di vincere un Europeo ed un Mondiale, e quindi per il Mondiale - ha riflettuto il ct - bisogna rinviare un attimo. Perché mi piace il mio lavoro e perché credo di potermi divertire e riorganizzare con i ragazzi qualcosa di importante. A parte la delusione di non poter far felice nessuno a novembre e dicembre prossimi (i Mondiali del Qatar ndr), il resto poi va avanti".

Ecco qui, il Mancini pensiero. Una riflessione che attinge direttamente all’ambizione di costruire qualcosa di importante a prescindere dall’accaduto. E da questo punto di vista Turchia-Italia non è soltanto un punto di ripartenza, ma il motivo principale della permanenza del ct.

Non ci fosse stata questa gara e dunque il proseguimento del ritiro azzurro, probabilmente il Mancio avrebbe fatto altre riflessioni, spingendo sull’acceleratore della separazione fino all’addio. E invece è successo che il ritiro azzurro è divenuto luogo ideale, quasi monastico, per riflettere e, soprattutto, incassare l’affetto e la fiducia incondizionata del gruppo e della Federazione. In particolare del presidente Gabriele Gravina che sin dalle prime ore, pur dovendo digerire la batosta, ha lavorato di diplomazia e ’bussola’, dando a Mancini la certezza di voler proseguire il viaggio insieme. Il ct ha sottolineato come con Gravina vi sia "allineamento" su tutto e come sia assolutamente stimolante il dover in qualche modo (ri)costruire la squadra in vista dell’Europeo del 2024 e del Mondiale successivo.

Mancini si aspettava "giorni durissimi" dopo l’eliminazione. L’aveva detto lui subito dopo il ko con la Macedonia. Credeva, cioè, che sarebbe arrivato il fiume in piena di attacchi anche feroci, oltre alle critiche asprissime. Un classico per i ct che cadono in disgrazia. E invece ha incassato molta comprensione, lui e la squadra - certo, c’è come è normale che sia, chi ne avrebbe voluto la sostituzione - rispetto al dramma sportivo vissuto, non solo di gran parte della stampa, ma anche di molti tifosi azzurri. E questa cosa ha pesato, eccome: "Normalmente queste cose non succedono e questo mi può far gran piacere. In questi quattro anni abbiamo fatto il massimo non solo cercando di vincere ma giocando anche un calcio diverso, e ci siamo riusciti. Nonostante la grande delusione per noi e gli italiani, mi ha fatto piacere che quanto fatto sia stato apprezzato. I ragazzi credo abbiano meritato: non c’è stato solo un Europeo ma un tragitto lungo tre anni con una serie di partite senza subire sconfitte".

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