dall’inviato Leo Turrini Ci mancava solo l’arciere turco in libera uscita dalla foresta di Sherwood. Il mondo è piccolo veramente e Mauro Nespoli, già due volte sul podio olimpico ma nella prova a squadre, si è imbattuto nel suo sceriffo di Nottingham. Un ferocissimo ottomano, l’infallibile Gazoz. Poteva essere una medaglia d’oro, è stata una medaglia d’argento nel tiro con l’arco. La decisione all’ultimo set di una finale tiratissima, fatale al...

dall’inviato Leo Turrini

Ci mancava solo l’arciere turco in libera uscita dalla foresta di Sherwood. Il mondo è piccolo veramente e Mauro Nespoli, già due volte sul podio olimpico ma nella prova a squadre, si è imbattuto nel suo sceriffo di Nottingham. Un ferocissimo ottomano, l’infallibile Gazoz. Poteva essere una medaglia d’oro, è stata una medaglia d’argento nel tiro con l’arco. La decisione all’ultimo set di una finale tiratissima, fatale al nostro la penultima freccia.

In una palestra nemmeno troppo distante, un cinese e un dominicano si sono idealmente alleati per contenere le ambizioni di un siciliano. Detta così sembra quasi una barzelletta, invece è una cosa serissima. Sollevamento pesi, categoria 82 chili. Nino Pizzolato da Castelvetrano, provincia di Trapani, anni 24, tesserato per le Fiamme Oro, si è messo al collo il bronzo. Letteralmente. Ha sognato il massimo fin quasi alla fine. Ma il compagno cinese Liu Xiajou e il palestrato da spiaggia dei Caraibi Bonnat Michel hanno fatto meglio di lui.

Dopo quelle di Mirko Bordignon e Giorgia Zanni, quella del siculo è la terza medaglia azzurra nel settore qui a Tokyo. Il sollevamento pesi, lo scrivo per gli amanti delle statistiche, non centrava un simile risultato da quasi un secolo.

Esattamente dalla Olimpiade di Parigi del 1924.

20 PER CENTO. Ma un altro dato balza agli occhi. Con cinque medaglie su ventiquattro, per ora due piccole federazioni come arco e sollevamento pesi si intestano più del venti per cento del bottino italiano qui in Giappone.

È un dato clamoroso, che accende un faro su realtà misconosciute. Ci sono istruttori, preparatori, allenatori e atleti che in qualche angolo della penisola coraggiosamente si muovono in direzione ostinata e contraria, per scomodare Fabrizio De Andre’, che ci sta sempre bene, eh.

È l’Italia delle piccole luci. L’Italia dei centri di addestramento e delle palestre. Senza retorica, i mezzi sono scarsi, i bilanci tirati, le gratificazioni economiche per chi tanto fatica limitate. Per capirci, un modesto centrocampista di serie B guadagna di più di Nespoli e di Pizzolato.

Eppure, consistenza e resistenza di questa gente alimentano un piacevolissimo stupore. Sono tanti tasselli di un mosaico che alla fine si tinge d’azzurro.

Piccolo è bello.