Attila Valter, 22enne ungherese della Groupama, balza in testa alla classifica
Attila Valter, 22enne ungherese della Groupama, balza in testa alla classifica
di Angelo Costa Rivoluzione giovane al Giro: la tappa di Ascoli la vince uno svizzero di 24 anni, Gino Mader, in rosa ci va un ungherese di 22, Attila Valter, ed è anche uno storico inedito. Ma lì in agguato ci sono i più affermati dell’ultima generazione, Bernal ed Evenepoel, 24 e 21 anni rispettivamente: due tappe dure e sono già lì a spiegare che i guai fisici dai quali sono stati tormentati sono alle spalle. Dal viaggio nelle Marche ferite dal sisma, in un clima...

di Angelo Costa

Rivoluzione giovane al Giro: la tappa di Ascoli la vince uno svizzero di 24 anni, Gino Mader, in rosa ci va un ungherese di 22, Attila Valter, ed è anche uno storico inedito. Ma lì in agguato ci sono i più affermati dell’ultima generazione, Bernal ed Evenepoel, 24 e 21 anni rispettivamente: due tappe dure e sono già lì a spiegare che i guai fisici dai quali sono stati tormentati sono alle spalle.

Dal viaggio nelle Marche ferite dal sisma, in un clima nordico modello Sestola, esce un Giro dalla faccia diversa: oggi ha quella di Attila Valter, nome che giustifica da sé la voglia di potere, ma presto potrebbe mettere quella di Bernal, che si accende sulla salita finale dopo aver tenuto la corsa al guinzaglio con la truppa pilotata dal meraviglioso Ganna, o del bimbo Evenepoel, che più la strada va su e meno sembra faticare. E’ un duello che sta già tirando il collo alla corsa: agli altri, per ora, non resta che difendersi.

In difesa, sono tanti a regger bene: più di tutti Ciccone, che chiude al passo dei migliori dopo essersi persino speso in fuga, poi Caruso, che studia da leader dopo il forzato addio di Landa. A seguire Formolo e Nibali, augurandosi di trovare un passo migliore col passar dei giorni, e pure il debuttante Fortunato, scalatorino bolognese della premiata ditta Eolo targata Basso-Contador, bravo a restare nei quartieri nobili della tappa. Fra chi arriva da lontano, scivola Vlasov, mentre è ancora un po’ ingolfato Simon Yates: che abbia meno benzina del previsto oppure corra col freno a mano, si scoprirà cammin facendo.

Mutilato di Landa e degli altri caduti di Cattolica (Sivakov con la clavicola spezzata, Dombrowski in stato confusionale dopo aver centrato l’addetto alle segnalazioni, miracolosamente illeso), il Giro rischia di lasciar per strada un altro pezzo: sull’ascesa finale ai monti della Laga, l’ammiraglia del team di Yates non si accorge del belga Serry e lo tampona, facendolo volare sul cofano con qualche imprecazione, ma niente danni. Succede mentre Mader sta per lasciare Mollema e Cataldo, suoi alleati in fuga, e farsi gli ultimi tre chilometri da solo o quasi, perché gli resta l’incubo di esser beffato negli ultimi dieci metri come con Roglic alla Parigi-Nizza. Non succede, così lo svizzero può completare la missione: vincere nel nome del suo capitano Landa e festeggiar se stesso come Gino d’Italia.