Robert Kubica (LaPresse)
Robert Kubica (LaPresse)

Roma, 21 novembre 2018 - Se ne parlava da tempo. Ora è ufficiale. Robert Kubica ce l’ha fatta. Ad oltre otto anni dall’incidente nei rally che ne bloccò la carriera, il pilota polacco torna in Formula Uno. Con la Williams, scuderia per la quale già svolgeva mansioni di collaudatore e addetto al simulatore.

È una bella storia. Quando si fece male, Kubica era in parola con la Ferrari. Nel 2012 avrebbe dovuto affiancare l’amico Alonso a Maranello. Non se ne fece nulla causa disgrazia. Kubica è stato il primo asso del volante figlio di un paese ex comunista. In Polonia è un idolo. Correva con il santino del connazionale Giovanni Paolo II all’interno dell’abitacolo. E alla protezione del Papa di Cracovia attribuì la salvezza in occasione di uno schianto a Montreal nel 2007, luogo in cui l’anno dopo Robert ottenne, con la BMW, l’unico successo in carriera.

Io a Kubica voglio bene. Ci conosciamo, ha avuto un manager italiano amico della famiglia Panini, quelli delle figurine. So che per il dramma nei rally ha sofferto tantissimo, senza Gran Premi si sentiva dimezzato. Una volta mi ha detto: vivo per tornarci.
Non scherzava. Rientra con la Williams, gloriosa ma derelitta scuderia. Ha coraggio. E ha diritto agli auguri. È sempre bello immaginare di portare indietro le lancette dell’orologio.