Roberto Mancini celebra i 110 anni della Nazionale italiana
Roberto Mancini celebra i 110 anni della Nazionale italiana

Roma, 15 maggio 2020 - Nel giorno in cui si celebrano i 110 anni della storia della Nazionale Italiana di calcio non poteva mancare all'appello la voce dell'attuale Commissario Tecnico Roberto Mancini. L'allenatore azzurro ha raccontato il suo rapporto attuale con la squadra concedendosi anche qualche ricordo del passato in una Nazionale che ha vissuto tanto anche da calciatore. 

"Mi fa piacere aver portato in Nazionale molti ragazzi giovani, tanti di noi abbiamo fatto questo percorso perché c'è stato un allenatore che ci ha dato fiducia" ha detto a Sky, prima di approfondire il suo punto di vista sul ruolo del Ct. .

"C'è differenza tra le due cose, ma quando non puoi più giocare fare il Ct è una cosa bellissima, soprattutto per l'Italia che è una Nazionale con grande tradizione. Insieme al Brasile e la Germania rappresentiamo l'emblema, è una cosa molto importante. Quando ho smesso di giocare, ho sempre pensato potesse accadere perché volevo rifarmi da allenatore in Nazionale per quello che non ho fatto da calciatore" le parole di Mancini.

Sulla quarantena poi spiega anche le complicazioni per un lavoro come il suo in cui non c'è mai troppo tempo a disposizione. "Questo periodo è stato terribile, tra una partita e l'altra passa tanto tempo e fino a settembre sarà durissima. Stavamo preparando l'Europeo ma tutto il programma è saltato, stiamo preparando quello nuovo con tante partite ravvicinate. Stiamo attendendo anche di rivedere qualche partita perché siamo in astinenza".

Spazio poi al suo rapporto affettivo e professionale con la Nazionale, in un viaggio in questi 110 anni di grande storia calcistica. "Sono legato molto alla Nazionale del 1982, poi chiaramente tutte le vittorie sono state straordinarie ma quella fu particolare. La Nazionale è sempre impegnativa, nel 1978 l'Italia giocava bene ma si rimane nella storia vincendo l'Europeo o il Mondiale" ha ribadito.

Infine un racconto del suo rapporto con Bearzot, mai decollato per via di un aneddoto newyorkese. "Fui chiamato da giovane con la Nazionale che due anni prima aveva vinto il Mondiale, era una tournée negli Stati Uniti nel 1984. Preso dall'euforia uscii insieme ad altri ragazzi e rimanemmo fuori tutta la notte ma Bearzot se la prese solo con me, probabilmente anche giustamente perché ero il più piccolo e si preoccupò. In quegli anni non capitava tutti i giorni di andare a New York e c'erano almeno 5 o 6 giocatori come Tardelli, Gentile e altri. Poi, anche per orgoglio, ci misi tempo per chiamarlo e chiedergli scusa e rimasi fuori dalla Nazionale per un po'" ha concluso.