Lorenzo Insigne festeggia per il gol del 3-0
Lorenzo Insigne festeggia per il gol del 3-0
Forte. Sicura. Convinta dei propri mezzi e col pieno di personalità. La prima dei ragazzi del Mancio è un colpo di grancassa che echeggia tra i gruppi dell’Europeo, fino alle grandi favorite e una ouverture di violino che va da Berardi a Insigne. E questo senza lasciarsi andare all’eccesso di ottimismo tipicamente italiano. Sì perchè il modo paziente e spietato con cui l’Italia - al 28esimo risultato utile di fila - ha consumato la Turchia, prima girandole attorno e poi colpendo durissimo, è prerogativa tipica delle squadre che pensano in grande e lo traducono in gloria. La festa. I colori. La musica. Il preludio è di quelli giusti per una notte col pieno di emozioni che Mancini con i suoi 26 vuole regalare al Paese. Sa bene, il ct, quanto i destini del...

Forte. Sicura. Convinta dei propri mezzi e col pieno di personalità. La prima dei ragazzi del Mancio è un colpo di grancassa che echeggia tra i gruppi dell’Europeo, fino alle grandi favorite e una ouverture di violino che va da Berardi a Insigne. E questo senza lasciarsi andare all’eccesso di ottimismo tipicamente italiano. Sì perchè il modo paziente e spietato con cui l’Italia - al 28esimo risultato utile di fila - ha consumato la Turchia, prima girandole attorno e poi colpendo durissimo, è prerogativa tipica delle squadre che pensano in grande e lo traducono in gloria.

La festa. I colori. La musica. Il preludio è di quelli giusti per una notte col pieno di emozioni che Mancini con i suoi 26 vuole regalare al Paese. Sa bene, il ct, quanto i destini del pallone siano finemente ricamati con quelli di un intero popolo. Mancini sa anche - e lo ha detto e ripetuto - che la squadra costruita da Gunes, molto forte fisicamente e religiosamente votata alla fase difensiva, è solida e pericolosa come un crotalo quando c’è da ripartire. Là dietro, poi, c’è una linea difensiva difficilissima da perforare e fenomenale nel gioco aereo. Quindi, la prima avventura di questo Europeo in parte è già scritta. E cioè, Turchia formato pullman davanti alla porta con il solo Yilmaz là davanti e un 4-5 alle sue spalle, nonostante vi siano giocatori dal piede educato che potrebbero, volendo, armare gioco e trame offensive senza aspettare la ripartenza.

Dall’altra parte, il destino dei ragazzi del Mancio è altrettanto noto. L’idea è quella di dominare la scena soffocando l’avversario nella sua tana con un possesso ossessivo e, se possibile veloce. Il punto è che se gli altri sono bravi a ridurre il campo in un fazzolettino, si sa quanto diventi dura la vita sotto porta. Però c’è una cosa che si nota subito guardando gli azzurri sbattere sul muro turco e cioè la consapevolezza e la tranquillità con le quali cercano fraseggio, spazi e tocchi per trovare il punto di svolta. Cioè, pur non trovando l’orizzonte e a volte girando un po’ a vuoto, l’Italia mette subito in campo identità, sicurezza e personalità, doti che l’hanno portata fin qui, evidentemente.

Nel primo tempo però, nonostante un 67% di possesso palla che si commenta da solo, i ragazzi del Mancio non trovano il guizzo giusto per metterla in discesa. Anche perchè i due centrali davanti a Cakir, lo juventino Demiral e Soyuncu, sono, come si diceva una volta, due baluardi insormontabili. E allora le occasioni si contano ma basta una sola mano per metterle insieme. La prima, vera, arriva da un duetto Insigne-Berardi con Lorenzo che va a giro ma largo. La seconda è la migliore, su calcio d’angolo con Chiello che di testa chiama Cakir a una paratona. La terza la mette su ancora Berardi, uno dei migliori,che chiama il colpo di testa di Immobile, largo di poco. Insomma, l’Italia c’è, non ha fretta, con i soli Locatelli e Florenzi sotto al proprio standard abituale. Però, l’approccio è quello giusto e il gol, si percepisce chiaramente, galleggia nella fresca notte dell’Olimpico. E infatti.

Nella ripresa il Mancio toglie Florenzi e lancia Di Lorenzo, mentre Gunes butta dentro Under, che spara un paio di scatti e poi si placa. L’Italia invece accelera e lo fa con decisione e la giusta cattiveria. Nel giro di 20 minuti, l’Europeo azzurro diventa miele puro. Barella serve Berardi che la mette dentro cercando la porta e lì c’è Demiral che la appoggia dentro. Autogol pesante nello stadio in cui lo juventino s’era infortunato gravemente contro la Roma. Poco dopo, Spinazzola sfonda per l’ennesima volta a sinistra, spara e Cakir la prende, solo che lì c’è Ciro che gonfia la rete e il suo score personale in azzurro, con il 14esimo gol della sua militanza. Finita? No, perchè la notte può diventare un trionfo se Cakir ti regala la palla che vale il tris di Insigne.