Copa Libertadores, i tifosi del Boca Juniors (foto Ansa)
Copa Libertadores, i tifosi del Boca Juniors (foto Ansa)

Roma, 9 dicembre 2018 - Diecimila chilometri dopo, si gioca. In un altro continente, oltre gli oceani e a distanza di una quindicina di giorni dalla data in cui quello che doveva essere il derby più derby della storia è sprofondato nella vergogna più bruciante. Come ha spiegato Esteban Cambiasso, ex River, nelle ore dei disordini prima del match di ritorno, il danno d’immagine per il calcio argentino è stato incalcolabile: "Volevamo far vedere chi siamo noi argentini al mondo intero e, purtroppo, ci siamo riusciti". E si gioca a Madrid questa maledetta partita rinviata il 24 novembre che nessuno voleva disputare. Non voleva saperne il River, che si sente scippato del vantaggio di poter giocare il ritorno in casa dopo il 2-2 dell’andata (occhio però: in Libertadores non c’è la regola dei gol fuori casa) e dunque costretto ad affrontare una specie di finale secca, in zona neutrale. E contro la decisione del Conmebol di giocare lontano da Buenos Aires, si è scagliato nuovamente il numero uno del River, Rodolfo D’Onofrio, parlando di "enorme vergogna per il calcio argentino con i supporters dei millionarios privati della loro partita".

E non voleva giocarla il Boca, che avrebbe voluto la vittoria a tavolino e pronto a presentarsi con una squadra di avvocati al Tas di Losanna, così come annunciato dal numero uno degli xeneizes, Daniel Angelici. Anche se per i madrileni sarà uno spettacolo nello spettacolo - loro che si godono già il Clasico tra Real e Barcellona e avranno anche il SuperClasico - a Madrid la tensione si taglia col coltello. Le istituzioni madrilene hanno studiato un piano di sicurezza mai visto prima, con cinquemila agenti schierati e diversi punti di rottura da tenere d’occhio: dalla presenza dei circa 500 'barrabravas' i temibili ultras del River con chiara connotazione criminale e possessori di regolare tagliando d’ingresso, al controllo delle zone più a rischio della città. Dagli aeroporti alla metro, dalle stazioni alle vie di accesso alla città, Madrid pare sotto assedio.

Eppoi ci sono le variabili del pallone impazzito, come il gemellaggio tra gli ultras del River e del Rayo Vallecano, elemento da non sottovalutare assolutamente. E al passare di ogni minuto, sale la tensione per il match di questa sera (ore 20.30) che la Conmebol aveva rinviato per ben due volte. La Confederazione sudamericana ci aveva provato a far disputare la finale, rinviando la partita 24 ore dopo, ma ormai tutto era fuori controllo e il clima di follia e paura che si era instaurato attorno al Boca non poteva che portare a soluzioni traumatiche. Ricordando il seme della pazzia, con il pullman preso a sassate nei pressi del Monumental dai 'barrabravas', autista e giocatori feriti e finiti in ospedale e la tragica figura della polizia argentina, inesistente al punto di portare alle dimissioni, tre giorni dopo gli incidenti del 24 novembre, il ministro della Sicurezza Martin Ocampo

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