di Doriano Rabotti Ha già fissato il rendez-vous, l’appuntamento come lo dicono in Francia: "Siamo felicissime, perché abbiamo migliorate il bronzo di Rio: a questo punto ci tocca aspettare Parigi 2024 per l’oro". Lo ha detto Bebe Vio ieri subito dopo l’argento a squadre nel fioretto, dimostrando ancora una volta la straordinaria capacità di trovare uno spunto positivo anche nel momento della rabbia, l’assoluta incapacità di cedere allo scoramento che avrebbe preso noi, comuni mortali. Ci aveva creduto, Bebe, di riuscire a ribaltare il 37-40 dal quale...

di Doriano Rabotti

Ha già fissato il rendez-vous, l’appuntamento come lo dicono in Francia: "Siamo felicissime, perché abbiamo migliorate il bronzo di Rio: a questo punto ci tocca aspettare Parigi 2024 per l’oro".

Lo ha detto Bebe Vio ieri subito dopo l’argento a squadre nel fioretto, dimostrando ancora una volta la straordinaria capacità di trovare uno spunto positivo anche nel momento della rabbia, l’assoluta incapacità di cedere allo scoramento che avrebbe preso noi, comuni mortali.

Ci aveva creduto, Bebe, di riuscire a ribaltare il 37-40 dal quale era partita nell’ultimo assalto contro la cinese Hu: "Nell’ultimo assalto lei ha cambiato il modo di tirare. Ci abbiamo creduto dalla prima all’ultima stoccata, non importa il risultato, ma quanto ci abbiamo messo. Siamo felici di avere ottenuto questa medaglia. E io sono felicissima di averla ottenuta con loro", ha detto indicando le compagne di squadra, Loredana Trigilia e Andreaa Mogos.

E’ importante che Bebe Vio abbia detto queste cose subito dopo la gara, perché solo lei poteva disinnescare il rischio, tutto italiano, che un argento venisse vissuto come una delusione.

Come se essere Bebe Vio, o averla in squadra, rendesse la vittoria un obbligo. E invece niente è scontato, come ha raccontato la stessa Bebe il giorno prima, dedicando l’oro nell’individuale anche a Riccardo Accetta: è il chirurgo ortopedico dell’ospedale Galeazzi di Milano che le ha salvato la vita e ha scongiurato una nuova amputazione. Primario della Traumatologia e del pronto soccorso, secondo la stessa Vio "ha fatto un miracolo, lui e lo staff. Ho avuto un’infezione da stafilococco che è andata molto peggio del dovuto".

Da incorniciare anche la giornata di Giovanni Achenza, bronzo nel triathlon come a Rio. Ha chiuso in 1 ora, 2 minuti e 5 secondi, alle spalle dell’olandese Jetze Plat e dell’austriaco Florian Brungraber, secondo. Nono Pier Alberto Buccoliero, ottava Rita Cuccuru.

Quella di Achenza è una medaglia speciale, a partire dalla dedica finale: "Un grazie ad Alex Zanardi, perché ho corso con le sue ruote e questo mi ha dato una grande spinta per arrivare al podio", ha detto Achenza, raccontanto di aver capito proprio durante la frazione di hanbike che sarebbe arrivata la medaglia: "Nella prima frazione sono uscito molto bene dall’acqua, cercando di stare molto attento alla scia di Beveridge. Nell’handbike ho visto che Plat tardava a riprendermi e mi sono detto che forse era la giornata giusta, ho continuato a spingere al massimo. Il primo giro in wheelchair è andato bene, poi non so nemmeno io perché mi si è bagnato il guanto destro e a quel punto non avevo più grip e non riuscivo più a far scorrere la carrozzina. A dire la verità speravo in una medaglia d’argento".

Anche Achenza ha già in mente il prossimo rendez-vous: tra tre anni, in Francia....