Il podio dell'ultima tappa della Vuelta di Spagna 2021 (Ansa)
Il podio dell'ultima tappa della Vuelta di Spagna 2021 (Ansa)

Roma, 6 settembre 2021 - Giù il sipario sull'edizione 2021 della Vuelta a España, ventiseiesima corsa valida per l'UCI World Tour 2021. Partita lo scorso 14 agosto con la cronometro individuale da Burgos, dopo 21 tappe3.417 kilometri totali percorsi si è conclusa a Santiago di Compostela con la terza vittoria consecutiva di Primoz Roglic, che conquista l'ultima tappa contro il tempo in 44'02'', sigillando un trionfo in classifica generale mai sembrato in discussione. La maglia a pois blu, della classifica scalatori, va a Michael Storer,  la maglia verde della classifica a punti a Fabio Jakobsen, un riscatto importantissimo per il velocista olandese, definitivamente recuperato dopo il terribile incidente al Giro di Polonia dello scorso anno. Maglia bianca di miglior giovane allo svizzero Gino Mader. Sul podio della Vuelta, con Roglic, Enric Mas, +4'42'' dallo sloveno, e Jack Haig, +7'40'' dalla maglia rossa. Ieri è stata l'ultima corsa da professionista per Fabio Aru che lascia il ciclismo a 31 anni proprio in quella Vuelta che lo consacrò con l'incredibile vittoria della generale nel 2015. Ecco, di seguito, i voti di Angelo Costa

Vuelta 2021, trionfo totale di. Classifica generale

10 a Roglic

Terza Vuelta consecutiva, quinto podio in fila su altrettanti grandi giri completati negli ultimi due anni. Vince quattro tappe (le due crono e altrettanti arrivi in salita), tre sembra lasciarle, tiene la corsa al guinzaglio come può fare soltanto chi è di una categoria superiore: serve altro?

10 a Jakobsen

Se è vero che tutti i ciclisti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri, l’olandese merita un applauso speciale: dopo aver visto davvero la morte in faccia un anno fa, si ripresenta a livelli inimmaginabili, vincendo tre tappe. Dopo quel che gli è capitato, nello sprint torna a mettere la faccia: stavolta, sorridente.

9 a Mas

Chiude alle spalle di Roglic, primo dei terrestri, confermando la sua regolarità nei grandi giri, dove è fisso nei primi dieci da qualche stagione. Ha talento, sta migliorando anche nella strategia di corsa, se continua a crederci prima o poi un bersaglio importante riuscirà a centrarlo.

8 a Haig

A salvare la Bahrain di Landa, smarritosi dopo appena una settimana, è questo australiano poco appariscente, ma sempre presente nelle fasi che contano. Non regala nulla allo spettacolo, ma non butta via energie, centrando un podio che nessuno alla vigilia gli avrebbe pronosticato.

8 a Cort Nielsen

Non fa classifica, ma fa spettacolo: conquista tre tappe, ognuna in un modo diverso dall’altra, due se le vede soffiare all’ultimo da Roglic (in cima a uno strappo dalle pendenze vertiginose e la crono finale). E’ protagonista sempre, come riesce soltanto ai corridori di razza.

7 a Mader

Diventato popolare alla scorsa Parigi-Nizza, quando Roglic gli ha portato via sul traguardo una tappa che sembrava già vinta, qui dimostra di essere già un corridore di valore a 24 anni: lavorando tantissimo per la squadra, si prende un quinto posto finale che sa di premessa e di promessa.

7 a Caruso

Qualsiasi panno indossi, riesce a farsi notare. Da gregario tiene alte le chance di Haig di arrivare su un podio insperato, da battitore libero si regala la tappa più dura con un’impresa memorabile, settanta chilometri di fuga solitaria come non se ne vedevano da molto tempo.

7 all’altra Italia

Il veterano Trentin e i giovani Bagioli e Dainese non vincono tappe, ma ci vanno regolarmente vicino: i primi due non tirandosi mai indietro quando c’è da andare in fuga, il velocista veneto piazzandosi sempre negli sprint che, fra Jakobsen e Philipsen, sembrano una questione privata fra altri.

6 a Bernal

Alla prima stagione col doppio impegno, perché due grandi giri nello stesso anno non li aveva mai corsi, il colombiano aggiunge alla vittoria al Giro un sesto posto al di sotto delle aspettative: merita un applauso solo per la volontà e l’umiltà con cui lotta anche contro guai fisici che non lo lasciano in pace.

6 a Aru

Chiude qui, a trentun anni, una carriera che è stata bellissima subito e crepuscolare negli anni della maturità. Ci lascia maglie in tutti i grandi giri, una Vuelta vinta e due podi al Giro, il quinto posto al Tour e il tricolore, ma soprattutto il rimpianto di quello che avrebbe potuto essere e invece non è stato.

5 ad Adam Yates

Tenuto in serbo dalla squadra per le strade spagnole, corre un’ottima Vuelta da gregario e delude in quella da leader. Senza mai segnalarsi come pericolo per gli altri big, si ritrova persino vicino al podio, ma nell’ultima crono riesce ad arrivare alle spalle del diretto concorrente Haig.

4 a Vlasov

Lascia la Vuelta il penultimo giorno con tanto di giustificazione: i dolori per la caduta di tre giorni prima. Al netto della malasorte, il russo non mette mai il naso fuori dal guscio in una corsa che più delle altre gli strizza l’occhio con tutte le salite che offre, e questo non è certo un buon segnale.

2 a Lopez

Appena il tempo di incassare le lodi per la sua disciplina tattica e per una bella vittoria, ed ecco che il colombiano sciupa tutto nella penultima tappa, prima perdendo il treno dei migliori, poi cedendo ai nervi e salendo in ammiraglia. Come la mucca che, dopo aver fatto tanto latte, dà un calcio al secchio.  

0 al ciclismo spagnolo

Più che un voto, è un dato di fatto: nessuna vittoria per i padroni di casa sulle loro strade. E percorso netto nelle grandi corse a tappe, perché né al Giro né al Tour quest’anno gli iberici sono riusciti a fare centro. Una caduta ha tolto subito di scena l’ultraquarantenne Valverde, dopo di lui il diluvio (di delusioni).

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