Lunedì 17 Giugno 2024

Visite con il Politecnico al capolavoro brutalista Marchiondi Spagliardi

Visite con il Politecnico  al capolavoro brutalista  Marchiondi Spagliardi

Visite con il Politecnico al capolavoro brutalista Marchiondi Spagliardi

La città vive, si nutre di design e mai come questa settimana diventerà teatro, in ogni angolo, di mostre, talk, laboratori, esperienze sensoriali, collezioni d’epoca, ricorrenze e omaggi al passato. Con una novità. Il design si allarga, rompe i confini del progetto, per avere sempre di più una valenza sociale e culturale perché per la prima volta esplora nuovi luoghi che hanno una storia da raccontare e perché no, anche un passato da esorcizzare.

Una novità assoluta di questo Fuorisalone sarà la possibilità di visitare l’Istituto ’Marchiondi Spagliardi’, a Baggio, un capolavoro brutalista abbandonato da anni. La struttura ospitò il riformatorio per giovani difficili e venne costruito negli anni Cinquanta dall’architetto Vittoriano Viganò. L’istituto era composto da sette moduli edilizi che ospitavano gli uffici, la direzione, il convitto, l’area docenti, la foresteria, il centro scolastico e gli alloggi per gruppi di dodici ragazzi. L’architetto non progettò un riformatorio, ma una “scuola di vita”, aveva abolito le sbarre e imposto agli ospiti un contesto civile, strutturato su spazi che favorivano una socializzazione democratica. Quando chiusero i riformatori negli anni 70, l’istituto fu abbandonato, negli anni successivi fu posto un vincolo architettonico. Fallirono anche i vari interventi di recupero che avrebbero avuto costi altissimi. L’edificio dovrebbe trovare ora nuova vita come residenza per studenti universitari e giovani artisti, grazie ai fondi del Pnrr.

Il capolavoro brutalista sarà visitabile il 20 e il 22 aprile. L’edificio ospiterà "Reforming Future".

Il Politcenico ha organizzato visite guidate alla struttura architettonica.

All’interno del complesso saranno visibili anche alcuni progetti di recupero ideati dagli studenti del corso magistrale di Michele De Lucchi e Andrea Branzi, alla Scuola del Design del Politecnico.

An.Gi.