LA BERBERA come risposta ai cambiamenti climatici, ma anche come dichiarazione di ‘bolognesità’. E’ la scommessa del giovane produttore Andrea Berti (foto) della Tenuta Folesano, azienda che, come l’uva, ha profonde radici sulle colline bolognesi. Berti, con studi all’estero, crede nell’importanza di «dare un valore alle nostre terre» e, in un territorio conosciuto soprattutto per l’aspetto culinario, «completare il quadro con un vino di altissimo livello». Il «cardine» di questa strada è dunque la Barbera, «un vitigno che ha una storia secolare nelle nostre zone – spiega Berti– e che con la sua particolare acidità ben si adatta a un clima che sta cambiando». Il riferimento è anche all’ultima vendemmia, che ha dovuto fare i conti con siccità e temperature anomale. Un vitigno come la Barbera però «ti consente di correggere meno in cantina – prosegue Berti –. Per me questa è la lettura del terroir». E così l’azienda, come altre in zona, punta da un lato a valorizzare i rossi da invecchiamento; dall’altro, a uno spumante metodo classico da assemblaggio. Per quanto riguarda la prima strada, in casa Folesano è nato ‘Raggi’, Barbera in purezza che prevede 12 mesi di affinamento in barriques. Sul fronte bollicine, invece, Berti è promotore di un progetto che ha mosso i primi passi in estate e che vede il coinvolgimento di una decina di produttori del Consorzio Vini Colli Bolognesi. «E’ un percorso lungo, anche solo per una questione di spazio nelle cantine – prosegue Berti –, ma intanto alcuni di noi hanno già iniziato quest’anno con le basi spumanti. Il disciplinare è ancora da definire, ma i cardini sono la Barbera, il fatto di non ricorrere a vitigni internazionali e utilizzare uve autoctone, bianche e rosse, per l’assemblaggio. La nostra idea è di fare un percorso all’interno del Consorzio e puntiamo alla Doc, anche se prima ci vogliono i prodotti. Ma quello che conta è che le uve siano le nostre, che tutte le fasi di realizzazione avvengano sui Colli bolognesi, per dare valore ai nostri terreni e perché la nostra collina non venga abbandonata».