Torna la malattia delle vetrine. Occhio alle arterie delle gambe

Le più recenti linee guida prevedono per il trattamento dell’arteriopatia periferica obliterante una presa in carico e una gestione multidisciplinari

23/01/2022 - di Alessandro Malpelo

Tanto diffusa quanto poco nota. È l’identikit dell’arteriopatia obliterante periferica, affezione localizzata alle gambe, comunemente chiamata malattia delle vetrine, perché chi ne soffre tende a fermarsi mentre cammina, con la scusa di guardare i negozi, ma in realtà solo per alleviare i dolori improvvisi agli arti inferiori. La sedentarietà cui siamo costretti in questi mesi sembra accentuare il problema.

 

«Nonostante i programmi di prevenzione – rileva Giovanni Esposito, presidente della Società italiana di cardiologia interventistica (Gise) – si prevede che la malattia delle vetrine continuerà a diffondersi, a causa dell’aumento del numero di pazienti diabetici, fumatori, nonché per l’invecchiamento della popolazione». La raccomandazione, nei casi in cui si sospetti una arteriopatia, tipico segno l’andatura claudicante o zoppicante, è di rivolgersi allo specialista in cardiologia, emodinamica, angiologia o chirurgia vascolare.

 

La PAD è una malattia subdola, perché di difficile individuazione: “Spesso si presenta senza sintomi precisi e i medici raramente tendono a ricercare un’eventuale sintomatologia ‘mascherata’” – fa notare il prof. Esposito –. Tuttavia si possono individuare alcuni segnali più frequenti: il più tipico è la claudicatio intermittens, cioè una sorta di zoppia provocata da un forte dolore alle gambe che compare quando si cammina, specialmente in salita.

 

Il disturbo comincia con una sensazione di pesantezza apparentemente banale, per poi aumentare fino a trasformarsi in fitte simili a crampi, che scompaiono temporaneamente soltanto fermandosi. Di qui il nome comune di ‘malattia delle vetrine’, poiché chi ne soffre tende a fermarsi spesso per alleviare il dolore, con il pretesto di voler fare shopping”.

 

Le più recenti linee guida prevedono per il trattamento dell’arteriopatia periferica obliterante una presa in carico e una gestione multidisciplinari. “L’ideale sarebbe un centro vascolare multidisciplinare, possibilmente accreditato, il cui nucleo fondamentale sia composto da un angiologo/medico vascolare, un chirurgo vascolare e un cardiologo/radiologo interventista” – osserva il prof. Eugenio Stabile, associato di Cardiologia e direttore dell’UOC di Cardiologia dell’ospedale San Carlo di Potenza –.

 

Il team multidisciplinare è essenziale per definire il percorso terapeutico medico e/o chirurgico, in base alle comorbidità e alla fragilità del paziente, nonché alle sue esigenze e al grado di invalidità generato dalla PAD. In funzione del quadro clinico e in considerazione di queste esigenze, la presa in carico all’ingresso in ospedale o nel setting ambulatoriale sarà definita nel Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) e potrà essere effettuata dall’angiologo/medico vascolare o dal chirurgo vascolare, che hanno precedentemente definito le priorità e l’appropriatezza dell’iter nelle differenti situazioni”.