Ossigeno antistress, protezione naturale nei voli di linea

Indagine dell'Istituto Neuromed, la ventilazione influisce sulla resilienza

23/11/2021
piloti volo aereo

Tutti quelli che hanno avuto esperienza di un viaggio aereo riferiscono che, durante un normale volo di linea, si può avvertire talvolta una sensazione di orecchie tappate o di stordimento. Sono normali variazioni della pressurizzazione interna, legate alle fasi di decollo e atterraggio, alle quali corrispondono variazioni anche nei livelli di ossigeno che arrivano ai polmoni.

A differenza dei comuni passeggeri, che prendono l’aereo di tanto in tanto, gli equipaggi possono essere sottoposti a queste oscillazioni nella tensione di ossigeno più volte al giorno. E questi sbalzi potrebbero in teoria influenzare la condizione fisica individuale e la sfera psicologica.

Una ricerca su modelli animali presso l’Istituto Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con il Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia dell’Università di Roma, La Sapienza, e l’Agenzia Spaziale Italiana, ha escluso effetti negativi sul sistema nervoso. Al contrario è stato osservato che livelli di ossigeno variabili, in condizioni simili ai voli di linea, aumentano la resilienza, cioè acquisiscono una funzione antistress.

Gli aerei volano a una quota compresa tra i diecimila e i dodicimila metri. Naturalmente a quelle altitudini l’atmosfera è così rarefatta che sarebbe impossibile sopravvivere. Così in cabina l’aria è pressurizzata, ma fino a un certo punto. Per evitare sollecitazioni eccessive alla struttura dell’aereo, infatti, la pressione viene comunque ridimensionata e mantenuta al livello che troveremmo su una montagna alta duemila metri. Un livello considerato fisiologico, ma che porta comunque a una minore concentrazione di ossigeno nei polmoni, e che in teoria potrebbe avere anche ripercussioni sull’apparato cardiocircolatorio, oltre che sull’apparato respiratorio.

“La più bassa percentuale di ossigeno – ha scritto Roxana Paula Ginerete, prima firma dello studio pubblicato sulla rivista European Journal of Neuroscience – generalmente crea pochi problemi. Al massimo, in persone particolarmente sensibili, ci possono essere mal di testa, insonnia e irritabilità. Ma un passeggero è esposto solo occasionalmente a queste condizioni, mentre piloti e assistenti di volo possono passare più volte al giorno per fasi di decollo e atterraggio, con le relative variazioni di pressione tra la quota dell’aeroporto e quella di crociera”.

“Le condizioni psicofisiche di un equipaggio – conclude Ferdinando Nicoletti, responsabile dell’Unità di Neurofarmacologia dell’Istituto Neuromed – sono fondamentali per la sicurezza del volo. E allora, se ulteriori esperimenti anche su esseri umani confermeranno i nostri risultati, sarà interessante andare a studiare l’azione protettiva antistress esercitata dalle tipiche condizioni del volo aereo”.