Contro le aritmie: cardioversione, uno shock elettrico per la fibrillazione atriale

19/09/2021 - di Antonio Alfano

Uno shock elettrico per controllare l’atrio che fa le bizze a causa di una fibrillazione atriale, disturbo della conduzione elettrica del cuore. «La fibrillazione e il flutter atriale – afferma Brent Mitchell Professore di Cardiac Sciences all’Università di Calgary Canada – è un disturbo della conduzione elettrica del cuore, con forme di rapide scariche elettriche che causano una contrazione accelerata degli atri, le cavità superiori del cuore. Alcuni impulsi elettrici raggiungono i ventricoli e li fanno contrarre con più rapidità con ridotta funzionalità cardiaca». I casi di Fibrillazione Atriale (FA) aumentano con l’età e sono in via di diffusione. Si va dall’1-2% della popolazione generale al 17,8% nei soggetti dagli 85 anni in su. Si stima che nel 2060 la prevalenza di FA in Europa e Stati Uniti sarà doppia rispetto ad oggi. «La FA non va mai trascurata – sostiene Giancarlo Casolo, Direttore Cardiologia Nuovo Ospedale Versilia – per evitare conseguenze più gravi come ictus, scompenso cardiaco o degenerare in aritmie più serie che possono mettere a rischio la vita». La fibrillazione atriale può presentarsi con palpitazioni, debolezza, capogiri o stordimento, respiro affannoso e dolore toracico. In molti casi non è presente alcun sintomo e può essere scoperta durante un casuale controllo cardiologico con ECG.

 

«ll trattamento della fibrillazione atriale – per gli specialisti dell’Istituto di Cardiologia dell’Università di Montréal in Canada – deve puntare a controllare l’aritmia ma anche a prevenire la formazione di coaguli negli atri». In molti casi per ripristinare il normale ritmo cardiaco si ricorre alla cardioversione, che consiste in vere e proprie scariche elettriche, seppure non sempre risolutiva della fibrillazione. «Il trattamento – continua il professor Brent Mitchell – prevede uno shock elettrico al cuore detta cardioversione sincronizzata. In determinati casi possono essere utilizzate modalità chirurgiche ed invasive, come l’ablazione che prevede la distruzione o l’asportazione dell’area interessata».