Carcere di Rebibbia
Carcere di Rebibbia

Roma, 2 novembre 2021 – Droga, cellulari, schede sim: un mercato abusivo tra le celle del carcere di Rebibbia. Lo hanno scoperto i carabinieri ed il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, che hanno arrestato sette persone per spaccio di sostanze stupefacenti, introduzione di dispositivi idonei alla comunicazione e corruzione per atti contrari ai propri doveri. I provvedimenti restrittivi, 5 in carcere e 2 ai domiciliari, sono stati emessi dal Gip di Roma. La richiesta di droga e di schede telefoniche arrivava ai “fornitori” da alcuni detenuti che si occupavano della successiva rivendita nell'ambito del reparto G8 del carcere romano.

La merce nascosta nei “pacchi colloquio”

L'attività investigativa, denominata Open Prisons, ha consentito di accertare l'esistenza di un traffico di sostanze stupefacenti, di cellulari e schede Sim introdotte abusivamente e reiteratamente all'interno dell'istituto penitenziario di Roma Rebibbia. Nel ricostruire la filiera dello spaccio e dell'acquisizione dello stupefacente dall'esterno è emerso, tra l'altro, il coinvolgimento dei familiari di alcuni detenuti i quali, per veicolare l'introduzione delle dosi di stupefacente e delle Sim card, si servivano tra l'altro dei "pacchi colloquio".

Sospeso un agente penitenziario

Le investigazioni hanno permesso di appurare il coinvolgimento di un agente penitenziario, già sospeso in via cautelativa in sede amministrativa, gravemente indiziato per i delitti di concorso nel reato di detenzione a fini di sostanza stupefacente e corruzione per compiere atti compiere atti contrari ai doveri d'ufficio, avendo fatto da tramite tra i detenuti e l'esterno, per facilitare l'introduzione illecita nel carcere di quanto richiesto e che è stato sottoposto agli arresti domiciliari.