Martedì 28 Maggio 2024

Schlein-Conte, un’alleanza in frantumi: minacce e scambi d’accuse, è rottura totale

Caso Bari, la segretaria: non accettiamo lezioni di moralità, dai 5 Stelle una sberla alle persone perbene. L’ex premier attacca: "La legalità non è una merce di scambio". E spunta l’ipotesi di un terzo candidato

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Roma, 6 aprile 2024 – Si scrive “unità”, si legge terza possibilità. Dopo lo strappo di Giuseppe Conte sulle primarie a Bari e le allusioni sulla dubbia moralità che hanno comprensibilmente irritato la segretaria del Pd Elly Schlein, la sola possibilità di riconciliazione del campo largo passa per l’individuazione di una terza candidatura alla guida del Comune rispetto a quella di Michele Laforgia, sostenuta dal M5s e altre forze di sinistra, e quella di Vito Leccese proposta dal Pd. Non si tratta tuttavia di un passaggio indolore. Non solo per le scorie di carattere giudiziario che hanno bene o male investito il Pd. Ma soprattutto per le conseguenze in termini di competizione elettorale.

Il M5s, che soffre la competizione proporzionale europea, non resiste infatti alla tentazione di esibire la propria aura morale e far concorrenza ai dem sul terreno sensibile della legalità nel Mezzogiorno. E il Pd su questo non è disposto ad accettar lezioni anche dagli alleati, visto lo stato di assedio in cui si sente. La cosa non è priva di riflessi sul quadro nazionale, dove il quadro delle alleanze nei comuni fatica a comporsi in modo unitario, come dimostrano il Piemonte e Firenze. Anche se segnali positivi arrivano dai comuni sardi e umbri, come da Prato.

Conte ieri ha riunito i suoi in Puglia. E insiste formalmente sulla candidatura di Laforgia. Da Bari, la segretaria dem è invece intervenuta a sostegno di Leccese a fianco del sindaco Antonio Decaro e del governatore Michele Emiliano. "Sono qui da segretaria del Pd a confermarti tutta la nostra fiducia e il nostro supporto – afferma la segretaria –. Siamo al tuo fianco e pronti a sostenerti nella sfida delle elezioni di giugno. Pronti a sostenerti se vorrai tentare la strada dell’unità che ieri altri hanno rotto". A intendere che insomma proprio Leccese potrebbe rendersi protagonista di un tentativo di ricomposizione, facendo e chiedendo un passo indietro con l’onore delle armi anche a Laforgia. Ipotesi perorata in casa dem da Goffredo Bettini e Andrea Orlando. "La discussione non è se dobbiamo allearci con il M5s, ma come farlo", sostiene il dirigente romano. Mentre l’ex Guardasigilli, rimproverando il "tentativo un po’ furbetto di speculare" voti europei da parte di Conte, esorta a "cercare un terzo che dia la possibilità di reagire". Ipotesi che trova favorevole anche Avs di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Che di elezioni in Puglia si intende, essendo stato a suo tempo fautore della sfida vincente di Nichi Vendola alle regionali.

"Continueremo a lavorare per l’unità", assicura dunque Schlein a dimostrazione che la possibilità di una terza candidatura non è impossibile. "Perché per noi l’avversario, e non lo dimentichiamo mai, è questa destra, questo governo, è Giorgia Meloni", incalza la segretaria dem con occhio anche alla sfida europea. Anche se certo non sono andati giù la "scelta unilaterale" di disdettare le primarie e soprattutto le allusioni da parte di Conte. Tanto da mandar a dire di non esser disposta "a tollerare gli attacchi che arrivano a questa nostra comunità".

"Prima di comunicare alla stampa le nostre decisioni avevo sentito Schlein, quindi non è vero che non ne sapeva nulla", si era difeso in anticipo il leader pentastellato. Sostenendo inoltre che Laforgia non è il candidato di bandiera del Movimento ma "è stato indicato da una realtà civica e associativa e il Pd non mi ha mai detto per quali ragioni una persona autorevole, competente e apprezzata in tutta Bari come lui non potesse scendere in campo".

Una difesa del candidato, al momento per niente intenzionato a recedere, che suona anche come un sottile distinguo nella prospettiva di una terza candidatura unitaria che ricomponga il campo. Che del resto è quanto già accaduto in Basilicata dopo che sono stati "bruciati" i primi due candidati. E probabilmente accradrà a Bari. Dove altrimenti la ricomposizione al secondo turno, ammesso che ci si arrivi, rischia di avere "scorie radioattive".