La ministra Marta Cartabia e il premier Mario Draghi (Ansa)
La ministra Marta Cartabia e il premier Mario Draghi (Ansa)

Roma, 29 luglio 2021 - Dopo una giornata difficile, il Consiglio dei ministri ha trovato l'intesa sulla riforma della Giustizia intorno alle 18: via libera alla proposta di mediazione sulla riforma del processo penale, con l'accordo anche dei 5 stelle. La fumata bianca arriva dopo 8 ore di trattativa, col M5S che - dicono fonti di governo - incassa il regime speciale per tutti i reati di mafia, fuori dalla griglia dell'improcedibilità.  Nel dettaglio, l'intesa dovrebbe prevedere nessun timing per i reati riconducibili al 416 bis e ter, dunque processi sine die. Mentre per i reati aggravati da mafia sei anni di appello, con un regime transitorio da qui al 2024. Dal 2025, l'appello scenderà a 5 anni. La proposta, frutto di una mediazione del Pd con il ministro Orlando, avrebbe assorbito i dubbi del M5s sull'improcedibilità per l'articolo 416 bis.1 del codice penale, sull'aggravante mafiosa. 

In Cdm il premier Mario Draghi ha rivolto un richiamo alla "responsabilità" di tutti i partiti per una riforma importante fatta su un tema molto sensibile, da forze politiche distanti tra loro. Ciascuno - il ragionamento del premier - deve rinunciare a qualcosa di specifico per riconoscersi però in una riforma complessiva. E che dà ulteriore credibilità all'Italia.

SCHEDA / Cosa prevede l'accordo trovato in Cdm

Cartabia: ok entro la pausa estiva

La ministra Marta Cartabia, parlando fuori da Palazzo Chigi dopo il Cdm, assicura: c'è "l'impegno a ritirare tutti gli emendamenti presentati dalle forze di maggioranza con l'obiettivo di concludere nei prossimi giorni" l'approvazione della riforma. "E' una giornata importante - continua la ministra della Giustizia - dopo lunghe riflessioni e un lungo lavoro per arrivare a un incontro c'è stata una approvazione all'unanimità, con convinzione da parte di tutte le forze politiche". E insiste:  "E' un momento molto importante da questo punto di vista e l'impegno a ritirare tutti gli emendamenti presentati dalle forze politiche di maggioranza con l'obiettivo di accelerare i lavori parlamentari e se possibile approvare entro la pausa estiva". 

"Abbiamo apportato degli aggiustamenti, come annunciato la scorsa settimana con Draghi, alla luce del dibattito molto vivace che si è sviluppato in queste settimane sia da parte delle forze politiche che degli operatori e degli uffici giudiziari che saranno i primi ad essere chiamati alla grande sfida di implementare una riforma così significativa e innovativa nel nostro Paese", dice ancora Cartabia. "L'obiettivo è garantire una giustizia celere, nel rispetto della ragionevole durata del processo, e allo stesso tempo garantire che nessun processo vada in fumo". L'intesa prevede, continua Cartabia, "un regime particolare per quei reati che nel nostro Paese hanno sempre destato allarme sociale particolare come reati di mafia, di terrorismo, di traffico internazionale di stupefacenti, di violenza sessuale che avranno norme specifiche con possibilità di proroghe da parte del giudice che possono essere rinnovate per assicurare che si arrivi fino in fondo". 

Le reazioni

Il leader dei 5 stelle Giuseppe Conte dichiara: "Non c'è stata una battaglia ideologica, non c'è una vittoria e una sconfitta, c'è un miglioramento della riforma". L'ex premier si è fermato diversi minuti in un bar di fronte al palazzo dei Gruppi dove ha preso una granita e si è fermato per alcuni selfie con i passanti. "È stata una giornata dura", ha ribadito Conte secondo cui, con l'intesa "tutti i processi collegati alla mafia rientrano nel regime speciale".

Per Matteo Salvini "la riforma del processo penale approvata oggi in Cdm nonostante le minacce dei grillini è un primo passo, le firme per i Referendum di Lega e Partito Radicale diventano ancora più importanti, garanzia che il Parlamento non perderà altro tempo. Anche questo weekend più di 1.000 gazebo in tutta Italia".

Su Facebook, il ministro Luigi Di Maio esulta: "Il lavoro, la costanza, la determinazione, il dialogo. Quando si ha un obiettivo comune si possono raggiungere importanti risultati, e la riforma della giustizia approvata in Consiglio dei Ministri è un passo fondamentale che non lascia spazio a rischi di impunità per i reati di mafia e terrorismo. Il contributo del MoVimento 5 Stelle come sempre è stato determinante". E il presidente della Camera Roberto Fico: "Senza dubbio Giuseppe Conte ha gestito la trattativa" sulla riforma della Giustizia "in modo eccezionale".

Italia Viva commenta: "Il match si è finalmente concluso, il M5S lo ha perso e la riforma Bonafede va meritatamente in soffitta. Il governo ha trovato un buon accordo". "L'Italia volta pagina - dichiara la senatrice Laura Garavini, del gruppo Italia Viva-Psi - Di fatto la riforma Bonafede non c'è più. Torna il garantismo. Torna lo stato di diritto. E sparisce il fine pena mai. Torna la giustizia. E sparisce il giustizialismo".

"La mossa di Draghi ha tutto il potenziale per cambiare il Paese", è l'applauso del New York Times. La riforma varata dal governo guidato da Draghi, scrive ancora il New York Times, "non è altro che il tentativo di ristabilire la fiducia degli italiani nei loro leader politici e nelle istituzioni dopo decenni di vetriolo anti establishment, titoli arrabbiati e invettive sui social media".

Fuori dal coro il magistrato Nicola Gratteri, che a 'In Onda' su La7 commenta: "Una tagliola devastante. La peggiore riforma della giustizia da quando io sono in magistratura. Serve solo a buttare al macero i processi in appello, per cui la faranno franca migliaia di imputati già condannati in primo grado". 

La mediazione di Letta

Il segretario del Pd Enrico Letta - raccontano fonti dem - ha sentito nel pomeriggio al telefono il leader in pectore del M5s Giuseppe Conte e si è speso, insieme ai ministri Dem, per una mediazione sulla riforma della giustizia, quando il Movimento sembrava deciso ad astenersi. Sempre secondo fonti del Pd nelle ore più critiche della trattativa, con la tensione alle stelle e i timori di una crisi per effetto di un eventuale distacco del Movimento dalla maggioranza, i Dem avrebbero cercato la via di una mediazione. 
A lungo il tentativo di mediare sarebbe andato a vuoto ma il filo tra Dem e pentastellati non si sarebbe interrotto per tutto il giorno: Draghi non era più disposto a rinviare e avrebbe messo ai voti in Cdm la sua proposta, ma le conseguenze di un'astensione M5s - raccontano fonti Dem e pentastellate - sarebbero state imponderabili. L'incertezza è proseguita fino al Consiglio dei ministri in serata, nel quale Andrea Orlando prima e Dario Franceschini poi hanno preso la parola, a quanto viene riferito, per promuovere una soluzione di compromesso e il ministro di Leu Roberto Speranza avrebbe concordato con loro sulla necessità di un via libera unanime.

Cdm, ritardi e sospensioni

La riunione a Palazzo Chigi è iniziata con oltre 2 ore di ritardo rispetto alle 11.30 programmate e con l'assenza dei ministri pentastellati, perché impegnati fin dalle 10 in una conference call lunghissima con il leader in pectore del Movimento Giuseppe Conte per mettere a punto la linea da tenere sul nuovo procedimento del governo. Il Cdm è stato poi sospeso per oltre due ore ed è ripreso intorno alle 17.30. Solo dopo la riporesa è stata trovata la quadra.

Di certo il  premier Mario Draghi non era disposto a rimandare la questione Giustizia intendeva  chiudere entro oggi la riforma preparata da Cartabia, in modo che domani l'Aula alla Camera possa  approvare rapidamente la riforma, anche ponendo la fiducia. Al termine della riunione, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà parla di "accordo unanime" e spiega che i contenuti dell'accordo verranno resi noti da palazzo Chigi e dalla ministra Cartabia.