Piano Mattei, cos’è il progetto per l’Africa presentato da Meloni e quali sono gli obiettivi

Il governo italiano ha rilanciato la cooperazione con i Paesi africani per aiutarli a sviluppare le loro risorse naturali con un approccio ‘non-predatorio’

Roma, 29 gennaio 2024 - La premier Giorgia Meloni ha presentato il Piano Mattei per l'Africa, "può contare su 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie: circa 3 miliardi dal fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi e mezzo dal fondo per la Cooperazione allo sviluppo", ha affermato la presidente del Consiglio aprendo i lavori del vertice Italia-Africa in Aula al Senato. Ma in cosa consiste il Piano Mattei?

Innanzitutto è un piano ispirato a Enrico Mattei, il fondatore dell'Eni, che già negli anni '50, cercò un rapporto di cooperazione con i Paesi africani, aiutandoli a sviluppare le loro risorse naturali. L'obiettivo del governo è arrivare a un approccio 'globale' e 'non-predatorio' nei confronti dell'Africa, in modo da rispondere alle esigenze del Continente africano, senza sfruttarlo. Al centro del rapporto la condivisione dello sviluppo socioeconomico sostenibile e delle responsabilità per la stabilità e la sicurezza, fondamento di rapporti di reciproco beneficio tra l'Africa e l'Europa.

Vertice Italia-Africa, Giorgia Meloni
Vertice Italia-Africa, Giorgia Meloni

L'Italia punta ad arrivare entro due anni alla totale indipendenza dal gas russo, diventando uno snodo fondamentale tra Nord Africa ed Europa grazie alla costruzione di nuovi gasdotti per passare da importatore di gas naturale e idrogeno ad esportatore verso il Nord Europa.

La prima fase vedrà progetti pilota in alcune nazioni africane, e nella seconda fase il piano si estenderà ad altre nazioni del Continente. Indicate le direttrici di intervento in informazione; sanità; acqua e igiene; agricoltura; energia; infrastrutture.

Il Piano Mattei svilupperà progetti per aree ritenute particolarmente importanti per lo sviluppo delle zone interessate. Il governo italiano con il Vertice Italia-Africa intende condividere il piano, raccogliere contributi, ma anche spunti e proposte concrete dei partner africani.

A febbraio la prima Cabina di Regia prevista dal decreto, che istituisce la governance del Piano Mattei. E allo stesso tempo inizieranno le missioni della struttura del Piano Mattei in Africa come un centro di formazione professionale sull'energia rinnovabile in Marocco, progetti sull'istruzione in Tunisia, focus sulla sanità in Costa d'Avorio, qui8ndi strategie per Algeria, Mozambico, Egitto, Repubblica del Congo, Etiopia e Kenya.

Per farlo il governo intende coinvolgere tutto il 'Sistema Italia', a partire dalle aziende che si stanno già occupando di Africa. E rendere pienamente partecipi le Nazioni Unite, l'Unione europea, le Istituzioni Finanziarie Internazionali e le Banche Multilaterali di Sviluppo.

Questi i progetti:

FONDI - Il Piano "può contare su 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie: circa 3 miliardi dal fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi e mezzo dal fondo per la Cooperazione allo sviluppo". Il governo intende "coinvolgere le istituzioni finanziare internazionali, le banche multilaterali di sviluppo, l'Unione europea e altri Stati donatori": entro un anno, è stato annunciato, sarà creato un nuovo strumento finanziario insieme a Cassa depositi e prestiti per agevolare gli investimenti del settore privato.

PROGETTI PILOTA IN 9 PAESI - Sono almeno 9 i Paesi africani coinvolti in progetti pilota: Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Costa d'Avorio, Etiopia, Kenya, Repubblica democratica del Congo e Mozambico.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE - Il Piano intende promuovere la formazione e l'aggiornamento dei docenti, l'avvio di nuovi corsi professionali in linea con i fabbisogni del mercato del lavoro e la collaborazione con le imprese, coinvolgendo in particolare gli operatori italiani e sfruttando il modello italiano delle Pmi. La premier ha per esempio annunciato la realizzazione in Marocco di "un grande centro di eccellenza per la formazione professionale sul tema delle energie rinnovabili", mentre in Tunisia è prevista, già nel 2024, una riqualificazione strutturale delle scuole e scambi fra studenti e insegnanti.

AGRICOLTURA - Si punta a diminuire i tassi di malnutrizione, favorire lo sviluppo delle filiere agroalimentari, sostenere lo sviluppo dei bio-carburanti non fossili. Per l'Algeria è previsto "un progetto di monitoraggio satellitare sull'agricoltura", in Mozambico "un centro agroalimentare che valorizzi le eccellenze e l'esportazione dei prodotti locali", mentre in Egitto il Piano intende "sostenere in un'area a 200 chilometri da Alessandria la produzione di grano soia, mais e girasole, con investimenti in macchinari, sementi, tecnologie, e nuovi metodi di coltivazione".

SALUTE - Il Piano mira a rafforzare i sistemi sanitari, migliorando l'accessibilità e la qualità dei servizi primari materno-infantili (obiettivo di un progetto in Costa d'Avorio), a potenziare le capacità locali in termini di gestione del personale sanitario e della ricerca; sviluppare strategie di prevenzione e contenimento delle minacce alla salute, in particolare pandemie e disastri naturali.

ENERGIA - È uno dei settori centrali del Piano con l'obiettivo di rendere l'Italia un hub energetico, un ponte tra l'Europa e l'Africa, come con "l'interconnessione elettrica Elmed fra Italia e Tunisia e il nuovo corridoio per il trasporto di idrogeno dal Nord Africa all'Europa centrale passando per l'Italia". Centrale il nesso clima-energia, con interventi per rafforzare l'efficienza energetica e l'impiego di energie rinnovabili. È un impegno che ricomprenderà anche lo sviluppo di tecnologie applicate all'energia e di centri di innovazione, dove le aziende italiane potranno selezionare start-up locali e sostenere così l'occupazione. In questo pilastro rientra "un'iniziativa in Kenya dedicata allo sviluppo della filiera dei biocarburanti, che punta a coinvolgere fino a circa 400 mila agricoltori entro il 2027".

ACQUA - Risorsa preziosissima, la cui scarsità in Africa - si sottolinea - rappresenta uno dei principali fattori di insicurezza alimentare, conflittualità e spinta alla migrazione. Gli interventi prevedono la perforazione di pozzi, alimentati da sistemi fotovoltaici, gli investimenti sulle reti di distribuzione. Uno dei progetti per la Repubblica democratica del Congo prevede ad esempio la "costruzione di pozzi e reti di distribuzione dell'acqua, soprattutto a fini agricoli, alimentate esclusivamente da energia rinnovabile", mentre in Etiopia ci saranno "interventi di risanamento delle acque".

CABINA DI REGIA - Una cabina di regia si riunirà per la prima volta a febbraio per lavorare ai primi progetti.