Martedì 16 Aprile 2024

Perché le elezioni in Sardegna sono importanti

Domenica 25 febbraio si vota dalle 6.30 alle 22. Il risultato potrebbe determinare forti scossoni nelle varie coalizioni

Oltre 1,4 milioni gli elettori chiamati al voto

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Roma, 24 febbraio 2024 – Comunque vada, sarà un tutti contro tutti. Le elezioni in Sardegna non sono che l’inizio, la prima puntata della lunga campagna elettorale italiana tutta focalizzata sulle elezioni europee (e amministrative, perché si vota in migliaia di Comuni) dell’8 e 9 giugno.

Lega contro Fratelli d’Italia, Pd filo Schlein contro Pd filo Bonaccini, centristi contro Pd, centristi renziani contro centristi calendiani, forzisti contro centristi… Tutti contro tutti... anzi, no. Dimenticavamo i 5 stelle. Comunque vada per loro sarà un successo, doppio successo se portano a casa la vittoria della candidata Todde che appoggiano col Pd di rito schleiniano. Ma se anche Todde perdesse hanno comunque tracciato loro il solco del nuovo centrosinistra, con un Pd che si accoda.

Ricapitolando, dunque. Il centrodestra, ovvero Lega e FdI si sono scannati prima sul candidato e poi hanno deciso di marciare (quasi) uniti. Salvini ha cercato di difendere Solinas, il governatore uscente vicino alla Lega, Meloni ha fortissimamente voluto Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari, quale candidato della coalizione. Forza Italia è rimasta a guardare alzando le barricate in Basilicata dove non si deve toccare il suo candidato e un po' godendo del fatto che Meloni abbia rintuzzato Salvini, perché chissà che alle Europee gli azzurri possano sorpassare il Carroccio.

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Quindi: se Truzzu dovesse perdere, per Salvini sarebbe una rivincita (“Ve l’avevamo detto…”), se Todde dovesse perdere per i bonacciniani sarebbe un’altra rivincita (“Elly basta andare a sbattere coi 5 stelle”), se Truzzu vincesse la Lega dovrebbe fare buon viso a cattiva (per dire) sorte facendo pesare la “lealtà” alla coalizione ma cercando ulteriore palcoscenico in vista delle Europee, e allora poi cosa si andrà a inventare Salvini? Da Vannacci in poi è tutto possibile. Dall’altra parte, metti che vinca Todde, Schlein esulta, sì, ma poi passata qualche ora saprebbe che c’è un pacco di cambiali da pagare, in giro per l’Italia, a Conte: tra coalizioni per le amministrative e altri appuntamenti. E un abbraccio troppo stretto con l’Avvocato del popolo, beh, forse va stretto anche a Elly, perché poi, che direbbero i riformisti Pd? Fino a quando resteranno a guardare? Sempre che Soru divenuto concavo e convesso, ovvero centrista e di sinistra (con lui renziani e persino estrema sinistra) non faccia lo sgambetto a Todde, perché nel caso per Schlein sarebbero altri incubi, con i centristi Pd pronti a impallinare la leader mai digerita. Con l’appoggio non troppo esterno di alcuni grandi vecchi dem, gli stessi che l’hanno portata alla segreteria e che pare siano già stanchi dell’armocromia di questo Elly-Pd.

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Il voto sardo è solo un assaggio, ma il piatto vero sono le Europee. Ma a qualcuno interessano le sorti della Sardegna, regione col più alto tasso di abbandono scolastico e al penultimo posto in Italia per donne laureate, giusto per dire due dati che dovrebbero essere al centro di un dibattito per il futuro di questa isola? Pazienza, bisogna pensare alle Europee, o meglio, ad altri liti, duelli e tensioni che aspettano i partiti. Scontri tra colleghi di partito, tra colleghi di coalizione, tra destra e sinistra, tra avversari (almeno sulla carta). Andatela a spiegare a un marziano a Roma questa politica. Da capogiri.