La spinta pacifista. Il Pd curva a sinistra: "Basta aiuti a Israele". FdI: difendono Hamas

Schlein a sorpresa: si rischia che le armi siano usate per crimini di guerra. Insorge il governo, malumori della minoranza dem. I renziani: insegue Conte

Guerra Israele-Hamas

Guerra Israele-Hamas

Roma, 20 gennaio 2024 – La bomba esplode inaspettata. Come se nulla fosse, Elly Schlein lascia cadere un’affermazione destinata ad irritare non solo il centrodestra, che attacca all’arma bianca, ma anche una parte del suo stesso partito: "Dobbiamo evitare l’invio e l’esportazione di armi verso i conflitti, in particolare verso il Medio Oriente e a Israele, per non rischiare che siano utilizzate per commettere crimini di guerra". È difficile individuare un casus belli : l’Italia dal 7 ottobre, quando sono esplose le ostilità, non invia armi a Tel Aviv né potrebbe farlo, mancando un voto parlamentare per una deroga alla legge 185 del 1990 che lo vieta, sottolineano ai ministeri della Difesa e degli Esteri. Al Nazareno spiegano che la segretaria si è limitata a rilanciare l’emendamento di questo tenore presentato nel Parlamento europeo giovedì dalla sinistra e appoggiato dal Pd durante la discussione sulla risoluzione per il cessate il fuoco a Gaza, poi bocciato dall’aula.

Nella forma però c’è la sostanza ed è chiaro che la leader del Pd ha voluto allo stesso tempo avvicinare la posizione del suo partito a quella dei "presunti" alleati Cinquestelle, dando uno schiaffo a Meloni & co., ma ha voluto anche contrastare l’ondata di popolarità di cui gode in questo momento Giuseppe Conte. Non a caso, anche sull’Ucraina – pur con maggior prudenza date le precedenti posizioni del Pd – Schlein sottolinea l’esigenza di trattative per arrivare alla pace. Va da sé che le forze di governo l’attaccano apertamente: "Sono parole vergognose, Schlein nega la violenza di Hamas e conferma l’attitudine a sposare tesi di una sinistra anti-occidentale", commenta in una nota FdI. Incalza Forza Italia: "C’è una sconcertante superficialità in quelle parole", sottolinea il deputato Andrea Orsini. Anche Italia viva non le manda a dire: "Rincorre il massimalismo di M5s, inseguendo posizioni minoritarie", avverte il capo dei senatori renziani, Enrico Borghi.

Ma davvero l’affermazione della leader Pd era solo a uso esterno o aveva anche una funzione interna? Inutile girarci attorno: anche un’eventuale candidatura alle Europee – su cui lei non scopre le carte a Gubbio, facendo filtrare di valutare ipotesi surreali tipo candidarsi ma non come capolista – serve a regolare i conti nel suo partito. Del resto, la personalizzazione dello scontro politico con Giorgia Meloni riguarda più gli avversari interni che il duello con l’inquilina di Palazzo Chigi. Narrano che i deputati democratici pronti ad applaudire l’affondo su Israele nella sala dell’ex convento dei cappuccini a Gubbio siano stati pochissimi. Il messaggio della segretaria Pd punta naturalmente verso la maggioranza di centrodestra, ma poi colpisce in pieno l’ala moderata del Pd, quella più rappresentata nel gruppo della Camera. L’irritazione si taglia a fette tra i riformisti: "È un attacco senza senso, che fa perché insegue Conte". E d’altra parte, più d’uno, nell’ala che sostiene Elly, non nasconde lo stupore per quella dichiarazione: "Era meglio non toccare quel tasto".

La realtà è che la segretaria si sente accerchiata, percepisce il disagio degli avversari interni ma anche di una parte della sua maggioranza: i soliti leader del Pd (come, ad esempio, Dario Franceschini) che l’avevano insediata puntando su una direzione collegiale e ora si sentono tagliati fuori. Ecco perché il riferimento ad Israele, campo particolarmente minato per il Pd, serve anche a chiarire le questioni in sospeso con le correnti interne che l’imbrigliano. Quanto in là possa spingersi su questo terreno si capirà presto: due le date cerchiate in rosso. Ovvero: il 27 gennaio, giornata della memoria, ma anche quella scelta da Schlein per l’avvio della campagna elettorale a Cassino. E poi, il 29 gennaio, quando alla Camera è prevista la discussione sulle mozioni in merito alla crisi in Medio Oriente.