Milei incontra la premier Meloni, poi in tv attacca: “Lo Stato è il nemico”. Disgelo con Papa Francesco

Roma, il presidente argentino a Palazzo Chigi: “Sviluppare con l’Italia nuovi partenariati in settori chiave come l’energia, le infrastrutture e l’agroalimentare”

Roma, 12 febbraio 2024 – Un nuovo patto tra due Paesi che “vantano un profondo legame storico e culturale” per sviluppare “nuovi partenariati in settori chiave come l'energia, le infrastrutture e l’agroalimentare”. Javier Milei, presidente argentino, arriva a Roma per riappacificarsi con Papa Francesco, per salutare il presidente Sergio Mattarella ma soprattutto per incontrare Giorgia Meloni a Palazzo Chigi e stringere con lei un nuovo asse di cooperazione economica in un momento in cui l’Argentina vive una profonda crisi che neppure al neo presidente con la motosega appare semplice da gestire e - soprattutto - da risolvere.

Il presidente argentino Javier Milei con la premier Giorgia Meloni
Il presidente argentino Javier Milei con la premier Giorgia Meloni

E proprio perché le misure economiche che sembrano necessarie per superare una crisi sistemica profonda del continente Sud Americano hanno bisogno di meno ‘nemici’ possibili, Milei ha voluto ritrovare un rapporto con il Papa argentino contro il quale si era scagliato duramente in campagna elettorale (“un comunista mandato dal demonio sulla terra”) per compiacere la parte più tradizionalista dell’elettorato cattolico argentino. Con Bergoglio c’è stato un colloquio privato durato un’ora e mezza, un tempo insolitamente lungo per le udienze papali, considerando anche che il dialogo avveniva senza la necessità di un interprete. Pace fatta, alla fine? Sicuramente un dialogo riallacciato, anche se poi Milei, prima di proseguire il suo giro di visite ufficiali, ha voluto essere ospite di Nicola Porro a “Quarta Repubblica”. Ed è stato qui che l’eccentrico capo di Stato argentino ha voluto ribadire alcuni concetti a lui molto cari, come il suo credo ‘anti Stato’ e il suo profondo anti comunismo.

"Filosoficamente sono anarcocapitalista e quindi sento un profondo disprezzo per lo Stato - ha detto Milei -. Io ritengo che lo Stato sia il nemico, penso che lo Stato sia un’associazione criminale in cui un insieme di politici si mettono d’accordo e decidono di utilizzare il monopolio per rubare le risorse del settore privato”. “Il metodo dello Stato è rubare - ha proseguito - Ogni volta che vai a comprare qualcosa in un luogo, lo Stato ti deruba tramite le tasse; quindi, lo Stato ti ruba tutti i giorni”, continua il presidente argentino.

“Lo Stato ha il potere di arrestare le persone mentre i politici non vedono conseguenze, non vedono i loro poteri in gioco. Ma in questo mi sono reso conto che l’unico modo di entrare nel sistema è dinamitare il sistema". E - di conseguenza - ecco anche il credo anticomunista considerato “malattia dell’anima”. Originariamente pensava che il comunismo “fosse un problema mentale”, perché “il socialismo puro è stato sconfitto dalla teoria economica e ho pensato prima che fosse un problema di indole, di carattere mentale. Ma, poi, mi sono reso conto che era qualcosa di molto peggio, che era una malattia dell’anima. Quando il socialismo è stato applicato bene, hanno assassinato più di 6 milioni di esseri umani”.

Rispondendo a un commento del conduttore secondo cui "i comunisti non esistono più”, il leader argentino ha affermato: “Ah, non esistono? Vi sono molti socialisti, che a lungo termine vogliono arrivare a questo. Sono comunisti vigliacchi”. Del Papa ha poi detto di aver ascoltato i suoi consigli per "affrontare la crisi economica" nella comune patria, rivelando anche di aver capito che è che “il Papa è la persona più importante di tutta l'Argentina, è il leader dei cattolici nel mondo. Di conseguenza ho dovuto riconsiderare alcune posizioni e, a partire da quel momento, abbiamo iniziato a costruire un legame positivo".

Ma al di là del Papa e del nuovo rapporto, resta nella mente del presidente argentino l’idea di creare un blocco internazionale anticomunista, questione su cui si è concentrato con la premier Giorgia Meloni scattando alcune foto, poi postate sui social, con tanto di didascalie eloquenti: avanti con la “distruzione del comunismo” e “trema il comunismo mondiale”. “L'ultima cosa che vedrà il comunismo mondiale prima di essere distrutto”, recita un secondo post pure accompagnato da una foto ufficiale dell'incontro dei due tenuto a Palazzo Chigi. Un terzo messaggio replicato da Milei afferma che “un'alleanza strategica tra Argentina ed Italia, guidate da Milei e Meloni, attorno a una visione del mondo ed una filosofia comuni, sarà decisiva per la difesa dell'occidente”.

In precedenza, nel suo intervento a gennaio a Davos, Milei aveva affermato che "l'occidente è in pericolo” in quanto “la maggior parte dei leader occidentali porta avanti politiche di stampo collettivista”. In ultimo, Milei ha anche rivendicato le sue origini italiane (circa la metà degli attuali abitanti del paese sudamericano sono di origine italiana). "Per il 75% - ha detto - sono italiano, assolutamente italiano perché i due genitori di mio padre erano italiani" e "da parte di mia mamma, sua madre era di origine italiana e il padre di origine jugoslave". Un'ascendenza che gli avrebbe lasciato in eredità la passione per la lirica: "Amo l'Opera italiana, soprattutto la parte che si riferisce a Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini e, per ragioni di lavoro nel settore privato, ogni volta che dovevo fare un viaggio in Europa, lo facevo con Alitalia perché potevo fare scalo a Roma".