Domenica 21 Luglio 2024
BEPPE BONI
Politica

L’ultimo biglietto del generale Graziano: "Nulla ha più senso"

Ipotesi suicidio, la procura ha aperto un fascicolo come atto dovuto. Il presidente di Fincantieri soffriva per la perdita della moglie. Decisivo in tante missioni, capì subito l’importanza della Difesa europea

Il generale Claudio Graziano, presidente di Fincantieri. Aveva 70 anni

Il generale Claudio Graziano, presidente di Fincantieri. Aveva 70 anni

Roma, 18 giugno 2024 – Il generale con la penna sul cappello e sul cuore ha sempre visto lontano, ha comandato uomini nelle missioni più complicate in ambienti ostili, intuì prima di altri l’importanza della Difesa europea, eppure la battaglia più grande è stata quella con se stesso. Claudio Graziano, 70 anni, presidente di Fincantieri, e già al vertice del Comitato militare della Ue a Bruxelles, è stato trovato senza vita ieri mattina nella sua abitazione romana, vicino all’ospedale del Celio. La notizia in pochi minuti ha fatto il giro delle istituzioni e dell’ambiente militare, dove Graziano era un’icona. Il coro è unanime: "Persona straordinaria".

Dopo aver scalato tutti i gradini delle gerarchie grigioverdi, l’ufficiale ha scelto di fare un passo indietro consapevole di una solitudine interiore che dalla scomparsa della moglie Marisa (alcuni mesi fa) in poi non era riuscito a superare pur impegnato nella spola tra Roma e Trieste. Erano una coppia inseparabile, sempre mano nella mano, tanto che il generale portò la coniuge con sé in Libano durante la missione come Force commander per le Nazioni Unite tra il 2007 e il 2010. Il corpo è stato trovato da un carabiniere della scorta verso le 9,50: era steso sul letto, accanto la pistola e un biglietto che spiega il rapporto con la moglie, tanto forte da avergli tolto la voglia di vivere dopo una vita trascorsa insieme nel grande appartamento romano e in giro per il mondo. Poche parole: "Nulla ha più senso…". Anche i grandi uomini devono combattere a volte con tormenti che né gli amici né i collaboratori possono vedere. Nessun dubbio sulla dinamica della morte, ma la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per ’istigazione al suicidio’ come atto dovuto per accertamenti.

Personalità brillante, uomo colto di gentilezza piemontese, ha saputo avanzare nella carriera senza mai alzare la voce, più con l’autorevolezza che l’autorità. Un uomo con la severità tipica degli alpini, ma con la dote della calma. Mai irruento, ma decisionista. Chi ha lavorato con lui lo ha ripetuto ieri con lacrime invisibili. Vedeva lontano, dicevamo, nella scelta degli uomini e delle strategie. La Difesa europea è un obiettivo che ha sempre sostenuto come l’appoggio all’Ucraina, oltre alla necessità di rinforzare la sicurezza non solo sul fronte Est ma in fondo ai mari, per proteggere cavi e pipeline che corrono nel Mediterraneo, ricordando che là sotto c’è oggi un preoccupante traffico di sottomarini russi. Fincantieri ha appena approvato infatti un aumento di capitale di 500 milioni per rinforzare il comparto subacqueo su cui puntavano Graziano e l’ad Pier Roberto Folgiero.

Claudio Graziano sapeva mostrare le proprie qualità senza agitarsi troppo. Quando fu nominato capo di Stato maggiore dell’esercito (2011-2014) superò a sorpresa una ventina di concorrenti pur dotati di ottimi palmarès. Dietro la penna da alpino della Taurinense e della Tridentina ci fu chi vide la professionalità giusta. Si fece già notare nel 1992 in Mozambico al comando del battaglione Susa nella difficile missione di pace che doveva aiutare il Paese a risollevarsi, dopo una guerra civile che fece un milione di morti. Missione compiuta, perché ancora oggi c’è la pace che fu garantita dai soldati italiani. Quindici anni dopo, con una parentesi anche all’Ambasciata italiana di Washington Dc come addetto militare, ritroviamo Claudio Graziano come comandante dei Caschi blu dell’Onu nel Libano infiammato dalla rappresaglia di Israele contro Hezbollah. Un rogo che oggi è ripreso.

Nel frattempo l’ufficiale gentiluomo, lanciato in carriera non per caso, aveva svolto altre missioni di prestigio all’estero, per esempio come comandante Nato della missione Kabul in Afghanistan. Poi vennero gli incarichi al vertice dell’esercito (2011-2014), della Difesa (2015-2018) fino al Comitato militare della Ue (2018-2022), dove ha lasciato il segno. In Medio Oriente quando si parla ancora dell’ufficiale piemontese significa evocare una leggenda. Una sua stretta di mano valeva come un accordo fra Stati, una sua parola bastava a mettere d’accordo leader libanesi e generali israeliani fra una bomba e l’altra. Eppure, dice a mezza voce un amico analista, dietro l’efficienza mai venuta meno, negli ultimi mesi lo sguardo del generale tradiva un’ombra di malinconia.