Maria Elena Boschi: "Schlein federatrice? Prima ci spieghino di quale centrosinistra"

L’ex ministra per le Riforme: stiamo con chi rifiuta populisti e sovranisti. "Non ha senso il dibattito sui nomi senza alcun riferimento alle politiche. Il Pd non si accorge che i 5 Stelle fingono solo di litigare con Meloni”

Roma, 18 dicembre 2023 – L’assist di Romano Prodi a Elly Schlein («può federare il centrosinistra») non scalda i cuori e le menti dalle parti del Pd e non solo. I primi a tirarsi fuori sono i Cinquestelle: “Non c’è voglia di commentare un dibattito tutto nato in seno al Pd, a pochi mesi di distanza da una competizione in cui si corre separatamente. Insomma un dibattito del tutto prematuro”.

Appare dunque in panne un progetto, quello di federare il centrosinistra come ai tempi dell’Ulivo, che in realtà non è neanche nato. I dubbi sull’ennesima riproposizione di un “campo largo“ non sono pochi e coinvolgono anche altre forze, come Azione di Carlo Calenda – che pure con il Pd e lo stesso M5s dialoga su alcuni temi, vedi il salario minimo.

L’ex ministra spazza via le suggestioni anche sull’altro nome tirato in ballo, quello di Paolo Gentiloni: “Non credo che voglia fare il federatore, né credo che il Pd sarà egemone di quella coalizione. Se c’è competizione tra Schlein e Conte, vince quest’ultimo”, chiosa.

MigrationMaria Elena Boschi
MigrationMaria Elena Boschi

Maria Elena Boschi, già ministra per le Riforme nel governo Renzi, ex capogruppo di Italia viva alla Camera, nutre profondi dubbi sulla possibile “federazione del centrosinistra“, rilanciata anche da Romano Prodi.

Dentro il Pd è ripartito il dibattito su un eventuale “federatore” del centrosinistra, come ai tempi dell’Ulivo. Voi che cosa ne pensate? Sareste della partita?

"Mi sembra un dibattito molto teorico, al momento. Prima chiariamoci le idee su che cosa sia il centrosinistra, che cosa vogliamo sostenere e poi possiamo discutere. Sul lavoro: siamo quelli che hanno votato il Jobs Act e fatto ostruzionismo sul Reddito di cittadinanza o viceversa il centrosinistra è in mano a quelli che vogliono ripristinare il reddito e fare un referendum sul Jobs Act? Vogliamo alzare le tasse al ceto medio degli impiegati, degli operai e dei professori, come pare si accinga a fare persino la nostra Toscana, o siamo quelli degli 80 euro? Siamo garantisti come prescrive la nostra Costituzione o torniamo il partito delle procure e del sospetto seguendo il M5s e qualche corrente della magistratura? Questi sono i punti da chiarire".

Ci sono ancora margini?

"Noi siamo rimasti affezionati al Pd che faceva le primarie e vinceva le elezioni, che sui diritti civili faceva le riforme e non solo i convegni. Quel Pd c’è ancora o è tornata la ditta che annulla le primarie e insegue i Cinquestelle? Dalla risposta deriva la nostra possibilità di stare dentro un processo federativo. La destra sta fallendo, Meloni mi pare più interessata al pandoro di Ferragni che alle riforme, eppure la sinistra non sembra un’alternativa credibile. Fossi nei federatori mi farei qualche domanda".

Un padre nobile del centrosinistra come Romano Prodi ha investito la segretaria Elly Schlein di questo ruolo da federatrice. Ma si parla anche di Paolo Gentiloni...

"Ho votato Romano Prodi ai tempi dell’Ulivo, ho lavorato con Gentiloni in due diversi governi, ho partecipato al Gay Pride insieme a Elly Schlein. Ma mi domando: che dibattito è questo sui nomi, senza alcun riferimento alle scelte politiche da fare? Anche perché da qui al 2027 è lunga: la destra è aggrappata con le unghie e con i denti al potere. Alle Europee noi vogliamo il voto di chi crede negli Stati Uniti d’Europa, di chi sogna un’Europa meno burocratica e più agile, di chi non ne può più di sovranisti di destra e populisti di sinistra".

Intanto il Movimento 5 Stelle, che con il Pd dialoga su diversi temi e alleanze, ha già fatto sapere che è un dibattito «prematuro e interno al Pd». L’idea del “campo largo“ è fallita?

"Per quel che mi riguarda non è mai esistita. Ma i Cinquestelle sono i veri avversari del Pd. Non a caso di giorno litigano con Meloni, ma di notte fanno gli accordi con Lollobrigida sui posti in Rai e sul sottogoverno. E litigare sul Superbonus fa comodo a entrambi. Conte fa il paladino del 110% pur sapendo che produce un buco miliardario che pagheranno i nostri figli, Meloni lo attacca, ma non ha il coraggio di dire che quella misura l’ha usata anche lei, personalmente. Giuseppe e Giorgia stanno insieme molto più di quello che sembri. Il Pd sembra non accorgersene, spiace per loro".

Anche dentro lo stesso Pd ci sono voci che invitano a ripristinare il dialogo con Iv. Per esempio Marianna Madia, sua collega di governo nell’esecutivo Renzi, auspica un coinvolgimento dell’ex premier nel campo largo, ricordando l’azione di governo di quegli anni.

"Marianna è un’amica. Ma è soprattutto una donna intelligente. Lei sa che è cambiato il Pd, non siamo cambiati noi. Tuttavia il suo appello al nostro coinvolgimento cade nel vuoto. Anche perché Madia è circondata da gente che preferisce perdere piuttosto che stare con noi: quello che ha fatto Letta per le Politiche del 2022 sarà studiato nei manuali di strategia politica come “Il suicidio perfetto”".

Si è appena conclusa Atreju, la festa di Fratelli d’Italia. Che giudizio date dell’azione del governo Meloni e del suo posizionamento anche in vista delle prossime elezioni Europee? Vedete possibilità di confronto con l’attuale centrodestra?

"No. Ho visto la destra peggiore. Il discorso della premier è quello di chi ha bisogno di nemici, ma non indica una visione. Ha attaccato gli avversari, da Ferragni a Saviano, ma non ha detto mezza parola sull’Intelligenza artificiale, sul rientro dei cervelli, sulla crisi del ceto medio che non riesce ad arrivare alla fine del mese. È sembrata una leader più desiderosa di suscitare rancore anziché di coltivare speranza. Noi siamo totalmente un’altra cosa. Ma non saremo mai nelle mani dei populisti grillini: noi Conte lo abbiamo mandato a casa per portare Draghi. E ne andiamo orgogliosi".

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