Venerdì 17 Maggio 2024
ELENA G. POLIDORI
Politica

Europee, Tommaso Foti (FdI): "La nostra chiamata alle urne non è per questioni interne. Un orrore censurare Roccella"

Il capogruppo alla Camera del partito di Meloni: nessuna ricaduta dalla Liguria sul voto. "I leader candidati possono avvicinare gli elettori. Le contestazioni? Solito doppiopesismo della sinistra"

Roma, 11 maggio 2024 – Terremoto politico-giudiziario a Genova: Tommaso Foti (capogruppo FdI alla Camera), che tipo di ricadute vede sulle elezioni europee per il centrodestra? "Non siamo doppiopesisti, a differenza della sinistra. Così come abbiamo espresso la necessità di massima trasparenza per i casi pugliesi, piemontesi e siciliani, allo stesso modo riteniamo debba essere così anche per la Liguria, ovviamente con i tempi che l’iter di queste situazioni comporta".

Tommaso Foti, capogruppo alla Camera di FdI
Tommaso Foti, capogruppo alla Camera di FdI

A pochi giorni dalle Europee, comunque, è un bel problema…

"Penso che gli elettori sappiano distinguere tra una questione importante che riguarda una Regione rispetto alle Europee dove i temi sono tutt’altri. C’è un malvezzo italiano di trasformare tutte le elezioni in una questione interna, ma stavolta ritengo che la chiamata alle urne sia indirizzata, almeno per quanto riguarda il centrodestra, a dire che bisogna cambiare questa Europa. Noi diciamo che con FdI l’Italia cambia l’Europa". Sono gli stessi partiti, tuttavia, che hanno polarizzato verso l’interno la contesa europea. Quando si candidano tutti i leader dei partiti, è inevitabile. "I leader dei partiti candidati possono essere funzionali a una forte partecipazione dell’elettorato. L’Europa è considerata distante dagli elettori, e il fatto che ci sia una discesa in campo di alcuni leader nazionali che propongono un’idea di Europa, un modello diverso gli uni dagli altri, è significativo. Questo consente agli elettori di avere un quadro chiaro delle pulsioni su cui il modello si va a costruire. Due ‘poli’ che rappresentano due visioni diverse di Europa si possono confrontare".

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A proposito di confronto. Ciò che è successo a Eugenia Roccella: anche a sinistra hanno detto che è stato un errore non consentirle di parlare. Ma l’episodio è significativo di un clima di contrapposizione esasperata. "Già la parola errore è limitativa. È un orrore, invece. A sinistra ho visto solo timide reazioni. E questo fa parte del doppiopesismo di cui la sinistra è portatrice, doppia morale e doppia verità. Se fosse capitato a qualcuno di sinistra sarebbe stato colpa del fascismo risorgente di questo governo, se invece capita all’inverso, al massimo è un compagno che sbaglia. Un po’ come la vecchia teoria “né con lo Stato né con le Br“".

Beh, adesso non esageriamo… "No, ma è così che si forma un clima negativo. Nelle università abbiamo già visto che si sono verificati episodi poco commendevoli con anche tesi bislacche: occupare senati accademici per rompere le relazioni tra università israeliane e quelle italiane, perché così si difenderebbe la Palestina. Iniziative che di culturale non hanno niente perché la cultura è un ponte, non è mai un precipizio. Identificare l’università con uno Stato e con il governo israeliano è davvero sconcertante". Roccella voleva parlare del problema della denatalità, che non è solo un problema italiano.

"Il problema non è solo economico. E non si risolve in due anni, ci vorranno almeno tre lustri". Bisogna cambiare il modello economico.

"Certo, ma anche se io, come rappresentante del governo, volessi farlo e andassi a un convegno per esprimere questa idea, non mi devo trovare persone che mi impediscono di parlare. L’operazione di censura contro Roccella, un fatto già successo al Salone del libro di Torino, fa capire che tutto è studiato ad arte per impedire a una persona di esprimere un pensiero. E questo non è confronto, è pregiudizio. Violento, antidemocratico, illiberale. Se dovessimo dirlo fino in fondo, se ai sopraffattori fosse stato spiegata la storia personale di Roccella, avrebbero detto che è tutto meno che la rappresentante di una società patriarcale. Poi, i vari Scurati e tutta quella gente, che per due settimane ha evocato principi generali e astratti per dire che erano stati censurati, non li ho sentiti condannare il trattamento riservato a Roccella. Allora mi pare evidente che loro non siano stati censurati, ma che siano, alla fine, favorevoli alla censura altrui…".