Election day, slitta il sì. Stallo sulle candidature: il nodo è il terzo mandato

Sardegna: Truzzu (FdI) già in campagna elettorale, ma Solinas non molla. A Torino Gribaudo è disposta a un passo indietro per un accordo ampio. E sul fronte Europee i sondaggi bocciano la discesa in campo dei leader

Roma, 17 gennaio 2024 – Slitta il decreto sull’Election Day, slitta il terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni che la Lega vuole estendere ai governatori: slitta quindi l’agognata intesa sulla candidatura unitaria del centrodestra in Sardegna. Al Consiglio dei ministri di ieri è saltato l’esame del provvedimento per unificare Europee e Amministrative l’8 e 9 giugno. E questo lascia in stallo la questione delle candidature in Sardegna, dove comunque si vota il 25 febbraio e rimane poco più di una settimana per trovare la quadra.

La premier Giorgia Meloni al museo dell’Aereonautica, Bracciano, prima del CdM
La premier Giorgia Meloni al museo dell’Aereonautica, Bracciano, prima del CdM

Ufficialmente il tutto non sarebbe stato esaminato per il dilungarsi delle altre riunioni sugli altri dossier: Pnrr, ex Ilva, Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Ufficiosamente la questione riguarderebbe l’estensione del terzo mandato consecutivo per i sindaci dei Comuni fino a 15mila, dove ora il limite è di due legislature. In verità la Lega chiede di integrare il testo prevedendo il terzo mandato anche per i governatori, ovvero per l’amatissimo presidente del Veneto Luca Zaia, in scadenza nel 2025. La qual cosa non persuade né la premier Meloni né l’alleato Tajani.

Lo stop al decreto elezioni si riflette a cascata sulle elezioni regionali, a cominciare dalla Sardegna. Ufficialmente il Carroccio non ha mai mollato il suo attuale governatore Christian Solinas, che vagheggia la compensazione con un seggio europeo. Stanti anche i sondaggi poco lusinghieri, Salvini sarebbe infatti prontissimo a mollarlo per guadagnare il terzo mandato per Zaia (che altrimenti, secondo alcuni, potrebbe ripiegare sulla poltrona di sindaco di Venezia, in scadenza nel 2025). Il sindaco meloniano di Cagliari Paolo Truzzu, per parte sua, ha già iniziato la campagna elettorale contando che sarà raggiunta un’intesa a Roma. Ma nel centrodestra c’è anche il terzo incomodo di Alessandra Zedda, che in mancanza di un "segnale concreto di unità" non esclude di aggiungersi alla contesa.

La partita si intreccia anche con la Basilicata, guidata dal generale Vito Bardi di Forza Italia. Secondo alcune ipotesi la candidatura al governo della Regione potrebbe essere infatti affidata come compensazione alla Lega, visto che gli azzurri sono in pista anche nel più robusto Piemonte con Alberto Cirio. Ma da quest’orecchio Tajani non ci sente. Certo è che "Berlusconi era più generoso", si rammarica il vicesegretario del Carroccio Andrea Crippa con riferimento a una certa "ingordigia" della premier che ormai non sfugge agli alleati. Ma "i rapporti di forza sono cambiati", suona il mantra di Fd’I. A maggior ragione per questo il Carroccio vuole negoziare tutto il possibile prima del risultato europeo, all’indomani del quale si potrebbe aprire una nuova stagione.

La Sardegna divide – come noto – anche il centrosinistra, dove Renato Soru contesta la decisione del Pd nazionale di convergere sulla 5stelle Alessandra Todde. Tanto più che in Piemonte invece i due partiti non trovano la quadra. La dem Chiara Gribaudo, unico ballon d’essai in campo, annuncia la disponibilità a "fare un passo indietro".

I sondaggi intanto bocciano 6 a 4 la discesa in campo delle leader alle Europee. Ma sono soprattutto il 72% della sinistra e 81% del Pd a turbare i pensieri di Schlein. Che tuttavia sembra ormai aver preso un treno da cui è difficile scendere. "Siamo in una fase politica nuova – spiega la fedelissima Giribaudo –. I leader, soprattutto nel fronte progressista, possono aver un peso maggior nel portare gli elettori a votare".