Elezioni e candidature: il nodo Sardegna. FdI blinda Truzzu, Solinas si arrocca. Trattativa a oltranza

La Lega si sfila, ma il Partito Sardo d’Azione: “Si riconosca il lavoro del presidente”. E a sinistra Soru sfida Todde: “Facciamo un passo indietro per un terzo nome”

Tajani e sullo sfondo, Giorgia Meloni
Tajani e sullo sfondo, Giorgia Meloni

Roma, 12 gennaio 2024 – Il Partito sardo d’azione è in piena ebollizione. Nella Direzione convocata per ragionare sul ritiro della candidatura del governatore uscente Solinas, i dirigenti uno dopo l’altro si pronunciano per la guerra. Vorrebbero portare la sfida alle estreme conseguenze, insistono per confermare l’attuale governatore, pur assicurando di voler evitare la spaccatura del centrodestra: "Non è sostenibile il disconoscimento selettivo di un’esperienza di governo alla quale tutte le forze hanno partecipato", scrivono nel comunicato finale.

Tajani e sullo sfondo, Giorgia Meloni
Tajani e sullo sfondo, Giorgia Meloni

È un cerchio che non si può quadrare, dicono gli alleati da Roma: il presidente deve chinare la testa. Gira voce che Salvini al telefono con lui lo abbia ammesso senza perifrasi. Solinas se ne rende conto, ma nella notte ancora punta i piedi: il gran passo – sussurrano a via della Scrofa – potrebbe arrivare oggi: la partita per FdI è chiusa. "Il candidato è Paolo Truzzu", assicura il responsabile dell’organizzazione, Giovanni Donzelli. Non a caso, Truzzu oggi aprirà ufficialmente la sua campagna elettorale a Quartu Sant’Elena.

Contro Salvini e Solinas gioca, in realtà, l’intero quadro sardo. Le quotazioni del governatore sono in picchiata: con un’altra candidatura di centrodestra sarebbero destinate a precipitare ulteriormente. Gioca contro di lui anche la divisione nel centrosinistra, praticamente certa. Ieri Alessandra Todde, la candidata M5s–Pd, ha rivolto l’ennesimo appello a Soru: "Rientra nella coalizione, il tuo progetto politico ha tantissimi punti di unione con noi". La risposta è sempre la stessa: l’unica soluzione è un ritiro contestuale. Una richiesta irricevibile a due giorni dalla presentazione dei simboli. Ma con il centrosinistra diviso persino le possibilità di esercitare una vera azione di disturbo nei confronti di Truzzu sono per Solinas limitate. Questa somma di elementi tutti a sfavore della coppia Salvini-Solinas autorizza dubbi sull’accordo che si era profilato giovedì sera.

In cambio del sacrificio sardo, Salvini ha chiesto il terzo mandato per i governatori: di fatto, la rinuncia da parte di Meloni alla conquista del Veneto. I tempi hanno la loro importanza: per Matteo la modifica all’attuale tetto dovrebbe essere introdotta subito, con emendamento al decreto sull’election day. Si rende conto che ove le Europee registrassero una ulteriore sproporzione a favore del partito di Giorgia, tutto tornerebbe in discussione. Di parere opposto la premier che vorrebbe aspettare il voto di giugno, consapevole che nel suo partito molti vorrebbero tenere quel tetto. Per sottolineare il principio hanno sponsorizzato la proposta di inserire il limite dei due mandati anche nella disegno di legge sull’elezione diretta del premier. Concorda Forza Italia.

C’è di più: anche la rinuncia a candidarsi alle Europee è per Giorgia un sacrificio doloroso che non si è ancora decisa a fare, anche perché esperti e sondaggisti confermano che la sua presenza in lista imprimerebbe una ulteriore spinta ai risultati di FdI. In buona parte la sua scelta dipenderà da cosa farà Elly Schlein. Nel Pd le pressioni sulla segretaria affinchè ci ripensi e cassi l’ipotesi di scendere in campo sono corali. Senza nessun leader della maggioranza o del centrosinistra in lista, per Giorgia candidarsi sarebbe difficilissimo. Ma se Elly non si lascerà convincere la prospettiva sarà opposta. Ma dopo il diktat sardo, per la premier umiliare Salvini senza concedergli contropartite – fosse anche l’accelerazione nell’approvazione dell’Autonomia differenziata – potrebbe rivelarsi molto pericoloso.