Caso giustizia, il messaggio di Crosetto: ricucire con le toghe. E incontrerà Santalucia

Il ministro della Difesa riferirà in Aula e vedrà il presidente dell’Anm. Il Guardasigilli Nordio: "Non temo un attacco della magistratura"

Roma, 29 novembre 2023 – Ricucire, ricucire, ricucire. Il segnale inviato da Crosetto, con il beneplacito di Giorgia Meloni, è stato chiaro. Ora però si tratta di evitare quello scontro con la magistratura dal quale il governo vuole tenersi lontano, con un certo sollievo del capo dello Stato. Quindi, il ministro della Difesa alza il telefono e chiama direttamente il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia. Comunicazione breve, "dato che Crosetto era all’estero", come chiarisce lo stesso Santalucia, ma i due si vedranno presto. In ogni caso, il ministro ha derubricato: "Mi ha detto che non pensava affatto a un complotto, bensì era preoccupato da qualche espressione uscita da qualche convegno o congresso di magistrati che gli è stata riferita. Nell’intervista di domenica la cosa sembrava diversa: si trattava di magistrati che concertavano tra loro per usare i poteri giudiziari al fine di fare opposizione al governo".

La premier Meloni con il ministro della Giustizia Nordio
La premier Meloni con il ministro della Giustizia Nordio

Crosetto spiegherà nel dettaglio non solo al presidente, ma al Parlamento. Dove? Non all’Antimafia: a chiudere le porte della commissione è stata, con un certo imbarazzo, la presidente nonché compagna di partito Chiara Colosimo: "Non compete a noi". Tutto lascia pensare che pure l’opzione Copasir – indicata in alternativa alla prima dal titolare della Difesa perché le sedute sono secretate – verrà cassata per gli stessi motivi. Dunque non resta che l’Aula, come chiesto a gran voce dal Pd: "È l’unica sede idonea", sottolinea Walter Verini. Vero è che le ’pagelle’ non vanno giù a Santalucia, che tuona non senza ragione: "Mica siamo scolari". Ma forma un po’ ridicola a parte, i decreti attuativi varati dal Consiglio dei ministri sono stati più che soffici. E la proposta di test psico-attitudinali per l’ingresso in magistratura avanzata dall’ex toga, Alfredo Mantovano, è stata respinta proprio dal ministro della giustizia, Carlo Nordio.

Sia ben chiaro: questi test restano lì, in un cassetto. Spingere adesso, però, significherebbe concimare il terreno di scontro con i pm. E la guerra con le toghe, almeno per ora, il governo è deciso a non combatterla. Lo stesso Guardasigilli, che ieri è passato anche a Palazzo Chigi, ufficialmente per discutere di Pnrr (l’Europa insiste per una giustizia più veloce) l’ha fatto capire ieri sera nell’intervista a Bruno Vespa per Cinque Minuti su Raiuno: "Con la nostra riforma non verrà penalizzato il magistrato che sbaglia troppo spesso. La riforma contempla la grave sanzione per il magistrato soltanto quando i suoi provvedimenti sono abnormi, manifestamente contrari alla logica". Toni non affilati userà pure domani, quando parlerà al Consiglio superiore della magistratura alla presenza di Sergio Mattarella, che tuttavia dovrebbe limitarsi a un succinto saluto.

Nordio conferma l’intenzione di procedere con la separazione delle carriere, ma senza indicare date: "È nel programma del governo, per essere attuata richiede una revisione costituzionale". Evidente la strategia della premier: non rinunciare a questa bandiera, perché Forza Italia non potrebbe tollerarlo, ma rinviare all’infinito. Dice ancora il Guardasigilli: "Non temo un attacco della magistratura e non lo teme neanche Crosetto. Credo che lui abbia interpretato quello che è un sentimento abbastanza diffuso che si è creato in questi decenni ed è stato acuito dallo scandalo Palamara, dove c’è stata una ferita non ancora rimarginata e che ha trovato il suo momento più brutale nella frase pronunciata da due magistrati: ’Salvini è innocente, ma bisogna attaccarlo’".

E così, a grattare sotto la superficie, restano timori e paure a Palazzo Chigi, ma la premier non vuole aprire un secondo fronte che finirebbe per danneggiare la partita in cui si gioca tutto: quella sul premierato. "Un momento di buio per la giurisdizione il premierato? Suvvia – taglia corto Nordio – ci sono Paesi come Francia e Stati Uniti che hanno l’elezione diretta del presidente e sono la patria della democrazia". Dall’altra parte della barricata, la magistratura dopo gli scandali, è oggi molto più debole che in passato. Insomma per entrambi la tregua è più un obbligo che un’opzione.

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